Ci sarà anche un pezzetto di pagnotta egizia, trovata nella tomba di un antico faraone, un po' invecchiata e indurita, si capisce, ma ancora in perfette condizioni. Poi una biblioteca di oltre 6 mila volumi, nuovi, antichi o antichissimi (alcuni di quattrocento anni), dove imparare tutto e di più sull'arte bianca, sfogliando manuali del «moderno panificatore» o ricettari a base di mollica, lezioni trascritte dei più famosi maestri fornai del '900 o dotti trattati «Sui fattori che influiscono sul sapore e sull'aroma del pane», serissime monografie come quella britannica sulla chimica del «macarone» o sulla congelazione rapida, dispute ante litteram tra panettieri di Milano e consumatori inferociti dai prezzi, come «Gli esercenti di fronte al problema della vita cara», anno 1925, dell'ing. Arnaldo Luraschi, milanesissimo presidente dell'Associazione nazionale panificatori dal 1916 al '45. Porta il suo nome, panificatore figlio di panettieri milanesi, bibliofilo oltreché «panofilo», il fondo di 3190 libri custodito dalla Biblioteca Comunale Sormani e prestato, per i prossimi venti anni, al nuovo Museo del pane che nascerà in autunno negli ex caselli daziari di Porta Venezia. Lì dove fino a pochi mesi fa campeggiavano megacartelloni pubblicitari, anche grazie ai soldi ricavati da quella stessa pubblicità (100 mila euro al mese) che oscurava le facciate neoclassiche, l'Associazione panificatori milanesi ha potuto ristrutturare (10 miliardi di vecchie lire la spesa finale) gli spazi interni e allestire i due edifici per aprire le porte, Ira poco, della «Casa del pane». Un museo (a ingresso gratuito), un tempio della farina e del lievito, una università del grano per educare alla cultura del pane, per gli studiosi di alimentazione o per gli storici, per i curiosi e golosi che vogliano approfondire la «scienza» del forno, oppure per i panettieri che vogliano farsi una cultura e aggiornarsi. Al secondo piano del museo, ci sarà una esposizione permanente con strumenti e macchinari d'epoca - un forno dì pietra antichissimo, macchine impastatrici, un banco da lavoro per impastare a mano e altri strumenti del mestiere -, centinaia di forme di pane (pani veri) delle varie regioni italiane e di Paesi stranieri. E poi una sezione interattiva con computer e ambientazioni virtuali che ricostruiscono il ciclo produttivo del pane, dal grano al forno, per spiegare come si fa, come si cuoce, da dove arriva, perché è fondamentale nella nostra alimentazione, per illustrarne al storia dal neolitico al panzarotto, fino a immergere - virtualmente - il visitatore nella farina. La biblioteca sarà invece al terzo piano. Oltre al fondo Luraschi, nella raccolta del museo ci sarà anche quello di Antonio Marinoni, presidente dell'Associazione panificatori milanese. Un'infornata di altri 3000 titoli tra riviste d'epoca, periodici e libri, raccolti in 45 anni di lavoro e di passione. Insieme, i due fondi costituiranno la più importante raccolta di settore in Italia, a disposizione del pubblico. Alcuni libri, quelli più recenti, potranno anche essere presi in prestito dai lettori, altri saranno consultagli solo in sede. «Stiamo facendo una valutazione del materiale - dice Anna Maria Rossato, direttore della Biblioteca Sormani -, per dare all'associazione una precisa scheda tecnica con le modalità di fruizione di ogni libro. È un passo essenziale nel servizio che vogliamo dare ai milanesi con questa iniziativa». Al piano terra, quello che Antonio Marinoni considera il suo capolavoro diplomatico. Una sede per l'Accademia della Crusca, la prestigiosissima associazione culturale, che per la prima volta in cinquecento anni di storia esce da Firenze per sbarcare a Milano. I cruscanti avranno un ufficio a disposizione, per riunirsi periodicamente e seguire più da vicino i milanesi con le iniziative per la salvaguardia del buon italiano, che come il pane fa quotidianamente parte della nostra vita, «E' una unione che ha radici profonde, e mi rende particolarmente orgoglioso - spiega Marinoni -. Il simbolo dell'accademia della Crusca è infatti una pala da fornaio, il "frullone", lo strumento che si adoperava per separare il fior di farina, cioè il buon italiano, dalla crusca, dai dialetti. Questo è il significato: perché il buon pane, fatto a regola d'arte, è cultura come lo è il buon italiano». Nel secondo casello ci sarà invece una scuola di aggiornamento per panificatori. Corsi di alto livello, tenuti dai massimi esperti chiamati da tutta Italia e anche dall'Europa, per svelare ai fornai di Milano i segreti del pane e del dolce d'autore.
Oltre seimila libri per il Museo del pane
L'Associazione panificatori milanesi ha potuto ristrutturare gli ex caselli daziari di Porta Venezia e allestire i due edifici per aprire le porte della Casa del pane, un museo, una biblioteca e una scuola di aggiornamento per panificatori. Il museo esporrà strumenti e macchinari d'epoca, centinaia di forme di pane e una sezione interattiva con computer e ambientazioni virtuali. La biblioteca, al terzo piano, sarà dotata di due fondi di libri, tra cui quello di Arnaldo Luraschi e Antonio Marinoni, e potrà essere consultata solo in sede. La scuola di aggiornamento offrirà corsi di alto livello per panificatori.
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