Nello statuto della Fondazione Teatro Comunale di Bologna si legge: il consiglio di amministrazione nomina e revoca il sovrintendente. Laffidamento della nomina del sovrintendente, dellapprovazione del bilancio di esercizio e dei programmi di attività artistica da parte del Cda sono i cardini su cui si è realizzata la «trasformazione legale del preesistente ente lirico» in Fondazione. Cioè, il passaggio da una gestione di tipo pubblico ad una di tipo aziendale. Si può discutere (e sarebbe davvero necessario, visti gli sconfortanti risultati) se sia stata la scelta giusta. Ma tantè: ora le regole sono queste. Per poterle cambiare, e andare alla nomina del sovrintendente attraverso un bando di concorso, bisognerebbe modificare lo statuto, atto che, sempre per statuto, solo il Cda può compiere. Oppure, bisognerebbe chiedere allo stesso Cda di rinunciare ad una delle sue prerogative fondanti, deliberando di conseguenza. Sono tutte decisioni che comunque spetterebbero al solo Cda, sulle quali sarebbe necessario trovare un accordo tra i soci fondatori: Regione, Comune, privati. In ogni caso, laver sollevato la questione senza i necessari approfondimenti rafforza il convincimento che non ci sia alcun ragionato progetto intorno ai destini del Comunale. Certo si può trovare il modo di bandire un concorso, ma consci che questa scelta implicherebbe uno stravolgimento delle regole e soprattutto spingerebbe di nuovo il teatro nel dominio del pubblico, proprio quando lepoca del Fondo Unico per lo Spettacolo pare al tramonto. E negli enti pubblici che i dirigenti si nominano per concorso, non nelle aziende private, dove son chiari obiettivi e strategie. Inoltre, il bando di per sé non garantisce né la trasparenza né il risultato, se non attraverso complesse architetture. Tantè che, quando due mesi fa prese a circolar la proposta, circolò pure, antico vezzo italico, il nome dun possibile vincitore. E poi: chi sceglierebbe la commissione, evitando conflitti di interesse, familismi e "clanismi" così cari al mondo della musica? E i tempi dellistruttoria? Mesi, arrivando alla data del voto per il sindaco, che della Fondazione è il presidente e forse vorrebbe lui pure dir la sua. Infine, se anche si trovasse un candidato che assolvesse a tutti i requisiti del bando, non è detto che sarebbe il più idoneo. Coloro che negli ultimi anni hanno ricoperto lincarico di sovrintendente posseggono titoli e curriculum sufficienti per vincere un concorso. Eppure non è bastato. Prima ancora che occuparsi delle modalità di nomina, bisognerebbe quindi chiedersi: cosa vogliamo fare di questo Teatro, quali sono i principi, artistici e gestionali, sui quali costruirne il futuro? Solo dandoci queste risposte potremmo poi individuare il sovrintendente che vorremmo. (lautore è responsabile Cultura per il Pd di Bologna)
BOLOGNA - Sovrintendente, non sarà il bando a sciogliere i nodi del Comunale
La Fondazione Teatro Comunale di Bologna sta considerando la nomina del nuovo sovrintendente attraverso un bando di concorso. Tuttavia, la scelta di questo percorso è controversa e potrebbe non essere la scelta giusta. Il passaggio da una gestione di tipo pubblico ad una di tipo aziendale ha già cambiato le regole, e per cambiare nuovamente queste regole, sarebbe necessario modificare lo statuto, il che spetterebbe al Consiglio di Amministrazione. Il bando di concorso non garantisce trasparenza e risultato, e ci sono molte domande sulla sua validità.
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