Il ministro sconfessa il suo manager e boccia la proposta di portare in tournèe i Giganti di Mont'e Prama. «Le statue non si toccano», ha detto ieri il responsabile dei Beni culturali Sandro Bondi sostenendo che le statue dei guerrieri ritrovate nel territorio di Cabras debbano restare in Sardegna «in quel museo a cielo aperto per essere visti e apprezzati dai sardi, divenendo un punto di riferimento per il turismo italiano e internazionale». Così il ministro spegne le polemiche subito divampate all'indomani della visita a Cagliari e a Sassari del manager Mario Resca. I suoi progetti, ancora ufficiosi e a livello di bozza, sono stati annunciati alla stampa ma non hanno trovato consensi. Anzi, subito sono piovute le critiche di politici, amministratori pubblici e studiosi che hanno contestato le idee del direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac (un ruolo inedito nel ministero dei beni culturali voluto proprio da Bondi). LA PROVOCAZIONE. L'intervento del ministro giunge dopo l'appello del sindaco di Cabras Cristiano Carrus e del deputato del Pdl Mauro Pili che si sono opposti alla «provocazione» avanzata da Mario Resca. Il superdirigente, giunto giovedì scorso in Sardegna per la sua prima visita da quando un anno fa si è insediato nel nuovo ufficio, aveva ipotizzato di utilizzare alcune delle statue appena restaurate «come ambasciatori dell'isola nel mondo». Nel corso dell'incontro alla Cittadella dei musei di Cagliari con i rappresentanti delle Soprintendenze, dei Comuni interessati e della Regione, ha affrontato il tema del futuro dei Giganti. Contesi da Cabras (dove furono scoperti nel 1974), da Sassari (dove si sta ultimando il faticoso restauro nel laboratorio di Li Punti) e da Cagliari, sede del museo nazionale più importante e attrezzato. i PROGETTl. A conclusione del vertice, Resca ha anticipato i progetti per i Giganti (38 statue di grandi dimensioni ricostruite sulla base di cinquemila frammenti, ancora di incerta datazione, ma comunque di cultura nuragica): 1. una mostra in autunno a Li Punti a conclusione del restauro; 2. il proposito di trovare una sede definitiva a Cagliari; 3. la possibilità di trasferire qualche pezzo a Cabras che ancora non dispone di un museo adeguato; 4. la ripresa di una campagna di scavi nella zona di Mont'e Prama. Infine la provocazione': «perché non portare i Giganti in giro per il mondo, per far conoscere la grandezza della civiltà dei sardi? Sarebbero un richiamo eccezionale per il turismo, così come i Bronzi di Riace lo furono per Reggio e l'intera Calabria». LE CRITICHE. La proposta, seppure ancora a livello di ipotesi, più che consensi ha suscitato una raffica di critiche. Così ieri è intervenuto il ministro Bondi per spegnere un fuoco che rischiava di trasformarsi in un grave incendio. Un nuovo problema in un momento politico delicato a livello nazionale, ma anche regionale per la maggioranza del Pdl. «Ogni eventuale esposizione fuori dal loro contesto - ha sottolineato Bondi - dovrà essere autorizzata e decisa dalle autorità locali». Con buona pace per Resca. Resta, però, ancora in piedi il problema sulla futura collocazione delle statue che inevitabilmente continuerà ad attizzare il dibattito che va avanti da anni, ma che oggi - a restauro praticamente finito - richiede rapide decisioni. PILI. La pronta risposta di Bondi è stata accolta con favore dal deputato del Pdl Mauro Pili che aveva subito presentato un'interrogazione: «Mai un ministro di Stato si era espresso con tale rispetto e autorevolezza nei confronti della Sardegna. Si tratta - sostiene Pili - di una posizione illuminata e culturalmente innovativa, rispetto alla vecchia logica dei predoni di Stato che consideravano il patrimonio artistico e archeologico un bene di cui disporre in dispregio delle comunità locali e della stessa storia. Con Bondi si apre un nuovo capitolo del rapporto Stato-Regione foriero di straordinari opportunità proprio perché fondato sul principio del rispetto e della collaborazione». «La decisione del ministro di intervenire con efficacia e tempestività sulla vicenda - prosegue Pili - denota una sensibilità non comune e consente di aprire un vero confronto. Con questa presa di posizione vengono a cadere tutte quelle arcaiche visioni di coloro che volevano ipotizzare la concentrazione dei beni archeologici della Sardegna in qualche milionario e moderno edificio a scapito di quella unica e straordinaria concezione del paesaggio della nostra isola». IL DUBBIO. Non mancheranno reazioni nei prossimi giorni, soprattutto degli archeologi e degli studiosi. Resta da chiedersi perché ci sia stato un incontro a Cagliari presenti tutti i soggetti interessati (i responsabili delle soprintendenze, gli assessori regionali Baire e Sannitu, i rappresentanti dei Comuni di Cagliari, Cabras e Sassari) e tutti siano usciti all'apparenza soddisfatti, seppure con qualche scontato distinguo. Nessuno si è alzato per dire subito no ai progetti. Per poi, nei giorni seguenti, gettare un cerino nella polveriera. IL COMMENTO di CARLO FIGARI A dire il vero, tra chi ha partecipato al vertice alla Cittadella dei musei di giovedì scorso, nessuno ha sentito Resca affermare testualmente: «Finito il restauro porteremo le statue in tournée per il mondo». Il supermanager del ministero ha parlato di un'ipotesi «possibile e auspicabile» per far conoscere l'antica civiltà dell'isola e suscitare un nuovo interesse turistico. Ma in termini generici e futuri, non certo come un diktat del ministero per scippare i magnifici guerrieri di pietra all'ammirazione dei sardi non appena - fra pochi mesi - sarà concluso il restauro nel laboratorio di Li Punti. Il polverone è nato in seguito alle battute con la stampa scambiate ai margini dell'incontro e alle immediate reazioni a caldo di politici, amministratori pubblici e studiosi. La «provocazione», come aveva detto lo stesso Resca arrivando a Cagliari è andata a buon fine, seppure in una direzione diversa da quella che aveva pensato. Finalmente si è parlato in modo concreto del futuro delle statue e, dopo diversi anni di sterili polemiche, oggi si può sperare di arrivare in tempi brevi a una definizione dei progetti. E forse si troveranno i finanziamenti per programmi che sinora non si potevano neppure ipotizzare. Bocciata l'idea di Resca di portare in giro per mostre i Giganti di pietra, il ministro Bondi ha riaffermato ieri la volontà di valorizzare questi straordinari reperti di una misteriosa quanto importante civiltà mediterranea. In che modo? Le linee generali del progetto del Ministero sono stati illustrate e discusse durante il vertice di giovedì. Sono il frutto del lavoro di un esperto come il soprintendente archeologo delle Province di Cagliari e Oristano, Marco Minoia, che proveniendo da realtà della penisola, ha cercato di ideare un polo culturale comune oltre le annose guerre di campanile tra Cagliari, Caliras e Sassari. Resca - dice chi c'era all'incontro - ha ascoltato con interesse e ci ha aggiunto di suo l'ipotesi di una successiva promozione turistica. Magari un semplice comunicato stampa a conclusione di una complessa giornata avrebbe evitato la bufera mediatica. Per fortuna che Bondi c'è.