Uno spiraglio per i proprietari di alloggi popolari riscattati Dopo Favara anche a Caltanissetta una iniziativa pro integrazione. Da circa un anno l'impianto semaforico all'incrocio tra le vie Calabria, Fra' Giarratana e Leone XIII, tutti i lunedì è spento (lampeggia solo l'arancione).Tutto ciò per consentire agli extra comunitari, che svolgono la loro attività commerciale presso il sopra citato impianto di avere il giorno di "riposo settimanale". O no? Antonio Argento Il «Raimondi» una sorta di clinica Life Per ragioni contingenti, il 24 luglio scorso, nel pomeriggio, sono stato costretto a recarmi al pronto soccorso del S. Elia dove ho vissuto un incubo durato circa 24 ore. Ma desidero subito affermare che ho trovato nell'equipe medica ed infermieristica in servizio e di turno la massima comprensione e professionalità. L'incubo è iniziato quando, dopo i primi interventi, sono stato avviato in una camerata per assumere delle flebo. Questo ambiente è dotato di una sorta di poltrone che dovrebbero consentire ai pazienti di stare comodi e invece sono solo dei residui di attrezzature, in quanto distrutte nei meccanismi di regolazione e con le imbottiture e rivestimenti lacerati. Non c'è dubbio che siamo noi utenti gli autori della devastazione ma è pur vero che debbono essere sostituite e quelle esistenti opportunamente restaurate, cosa di certo fattibile. L'incubo cessa nel pomeriggio del 25. Ma dovendo approfondire gli accertamenti mi sono recato il 26 all'Ospedale Raimondi presso il reparto di gastroenterologia, che non conoscevo neanche di striscio. Qui mi è parso di entrare in una sorta di clinica LIFE, quella di una celebre soap-opera di qualche anno fa. Anche qui ho trovato un personale infermieristico molto gentile e disponibile, guidato da un ottimo dirigente primario. Ma ciò che mi ha colpito è stata l'ospitalità, perché dopo l'esame diagnostico sono stato avviato in una sala munita di lettini e con bagno annesso. In questo ambiente accogliente ho potuto riposare per il tempo necessario. Al S. Elia te lo sogni! Enzo Scarlata Palazzo Moncada nel dimenticatoio A seguito della lettera di Luigi Garbato mi sembra necessario fare un po' di rievocazione, utile per quelli che c'erano ma soprattutto per i più giovani, al fine di consentire ripensamenti ,che alla luce dell'attualità politica generale non certo aperta e disponibile alla cultura invocata, si facciano carico di un impegno più razionale e partecipativo. Nella vita pubblica di questa città c'è stata negli anni ottanta la brevissima stagione del Sindaco Rudi Maira il cui programma d'insediamento fu redatto all'insegna della cultura che aprì molte speranze per future realizzazioni. Furono gettate le basi per il restauro del palazzo Moncada (acquisito al Comune nel 1979). Nelle intenzioni di Maira avrebbe dovuto ospitare la Fondazione Rosso di S. Secondo e quindi si affrettò a programmare di aprire il cantiere nominando un gruppo di progettazione del quale facevo parte. Si programmò anche il restauro del palazzo comunale. Brevemente si chiarirono le idee su un programma più impegnativo che prevedeva la nascita di un Museo di arte moderna al palazzo Moncada e di una galleria d'arte al palazzo del Carmine che servisse di supporto al museo, al di là da venire, per costruire una collezione di opere d'arte. Fu chiamato il critico d'arte Francesco Gallo per consultazione. Nel 1983 si realizzò nel piano rialzato del Moncada, reso agibile, la mostra originale delle opere su carta di Filippo De Pisis con la collaborazione della gallerista milanese Claudia Gian Ferrari, catalogo a cura del prof. Gallo e su mio allestimento. Di questo evento si occupò tutta la stampa nazionale accreditando il Palazzo come nuova sede nazionale dell'arte. Seguirono altre mostre. Nel 1987, sindaco Taglialavore, assessore Candura, per la prima volta nella sua città fu mostrata, sempre al Moncada, l'opera di Michele Tripisciano debitamente restaurata: catalogo a cura Francesco Gallo, collaboratori Marisa Sedita, Clelia Capua e Oscar Carnicelli. Poco prima, continuando sulla scia di quella "rinascenza" era stato dato l'incarico per eseguire il progetto esecutivo del Moncada (sulla base di quello di massima approvato) per dare consistenza al programma di Maira. Fu formalizzata dal consiglio comunale la destinazione d'uso del palazzo come Galleria d'arte Moderna e sede della istituenda soprintendenza ai Beni culturali. Oggi a distanza di 27 anni e con la spesa di circa dieci miliardi il palazzo non è regolarmente agibile e si è vanificata l'ambizione della struttura museale. Ma questa è un'altra storia. Dal 1987, quindi, nessuna giunta comunale ha preso più in considerazione quei programmi lasciando al piccolo cabotaggio la galleria del Carmine, ma la cosa più grave nessuno si è più occupato del destino del Moncada con la tranquilla ignavia dell'intellighenzia cittadina. Oscar Carnicelli Il TdM si occupi dei diritti del malato La sede sancataldese del Tribunale del malato aspira ad essere un'appendice di un'organizzazione sindacale. La responsabile locale, forse confondendo i ruoli che svolge nelle sue molteplici attività, denuncia esclusivamente effettive carenze di personale nelle strutture sanitarie, concentrando la propria attenzione ed i propri sforzi verso problematiche estranee al ruolo principale del TdM. In una recente nota, la Sig.ra Enza Falzone evidenzia una mancanza di personale nel consultorio sancataldese: premesso che ciò è un legittimo rilievo, riteniamo che così facendo si trasformano in "malati" i frequentatori del consultorio; ciò stride e contrasta con i principi fondanti della costituzione dei consultori, strutture create per aiuto e conoscenza e non per curare patologie. "Attivarcinsieme" Circolo ARCI San Cataldo invita quindi la signora Falzone a denunciare ciò che accentua le sofferenze dei malati sancataldesi, monitorando la lungaggine delle date di prenotazione di esami da effettuare all'ospedale "Raimondi" e in altre strutture pubbliche, nonchè le condizioni ambientali a cui sono sottoposti i pazienti in attesa dello svolgimento degli stessi esami (vedi cronica inefficienza strutturale). Inoltre, ci chiediamo se e quanti interventi abbia fatto il TdM a San Cataldo: a noi risulta un'azione quasi inesistente, quindi dobbiamo supporre che, chi si erge a tutela del diritto del malato, pensi che questi a San Cataldo siano tutelati nella loro integralità. "Attivarcinsieme" crede che il TdM (attraverso la sua responsabile sancataldese Enza Falzone) ignori, per mancata conoscenza (speriamo non voluta), dati e circostanze: la situazione sanitaria sancataldese è tutt'altro che idilliaca ed il TdM ha il diritto-dovere di denunciarlo. I bisogni del malato ed i suoi diritti devono indirizzare l'opera del TdM sancataldese: nei fatti essi vengono calpestati ed il TdM sancataldese si preoccupa solo di occupazione (condizione necessaria ma non sufficiente alla risoluzione del problema) o di un territorio (consultorio) che sicuramente riguarda aspetti non patologici della persona. Ci auguriamo che il TdM possa stilare una statistica sull'utilizzo delle ormai esigue risorse sanitarie sancataldesi, denunciando soprattutto le conseguenze del piano sanitario regionale, che porta ad un depauperamento di risorse con evidenti disagi per gli utenti sanitari, tradotti ,sia nell'attesa insostenibile della prenotazione degli esami sia nelle precarie condizioni ambientali di accoglienza delle strutture in cui tali esami devono essere eseguiti. "Attivarcinsieme" è in possesso di dati allarmanti che stigmatizzano la situazione sanitaria ed è ben lieta (se richiesti ed utili), metterli a disposizione della signora Falzone, con cui può unire sinergicamente le forze per intensificare una lotta, al momento quasi inesistente. Peppe Cammarata Presidente Associazione Culturale "Attivarcinsieme" Circolo Arci di San Cataldo Distretto turistico delle miniere Caltanissetta tra Otto e Novecento è stata capitale mondiale dello zolfo. Ma cosa rimane di quel passato recente? Tante testimonianze nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni, ma anche tanti esempi di archeologia industriale che dovrebbero essere totalmente recuperati e valorizzati come musei e contenitori culturali, in un quadro maggiore di inserimento degli stessi nell'elenco del patrimonio dell'umanità Unesco. Un tale progetto, di cui si è parlato qualche anno fa e di cui non si è sentito più parlare, andrebbe gestito e portato avanti insieme alle altre province siciliane coinvolte dal fenomeno minerario dello zolfo. Parola ai Comuni e alle Province dunque, in particolare alla Provincia di Caltanissetta che dovrebbe preoccuparsi anche di completare in fretta quella vergogna di Museo Paleontologico, Mineralogico e delle Zolfare lungo viale della Regione. Un ente tanto inutile potrebbe almeno portare a termine un progetto già avviato, giusto per guadagnare un minimo di credibilità. Quello che dovrebbe essere il museo della capitale dello zolfo si trova nelle vicinanze dell'Istituto Mottura, antica Regia Scuola Mineraria di cui tratta lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri nel romanzo Il nipote del Negus, ambientandolo tuttavia nella fantastica Vigata. In occasione della Borsa scambio del minerale di settembre si potrebbe allestire l'evento nei locali al piano terra del costruendo museo e organizzare visite guidate al museo mineralogico provvisoriamente ospitato presso l'Istituto Mottura. Questa potrebbe essere l'occasione per organizzare anche dei convegni informativi presso l'aula magna dell'istituto, magari con lo stesso Camilleri a proposito del suo libro, e dibattiti in cui ragionare seriamente del futuro e delle potenzialità del distretto turistico minerario, pensando all'ultimazione del museo, alla creazione di itinerari ciclo-pedonali lungo le miniere nissene, al recupero delle miniere stesse come fatto in parte con le miniere Trabonella e Trabia-Tallarita, alla realizzazione di un percorso sulla religiosità dei minatori che si sviluppi attraverso le cappelle votive lungo via Xiboli fino al quartiere Santa Barbara. Il disinteresse dimostrato dal 2008 ad ora nei confronti del nostro patrimonio culturale da parte dell'attuale amministrazione comunale è sconfortante e spero vivamente che risolte le emergenze che affannano i lavori di palazzo del Carmine si possa spostare l'attenzione sul patrimonio culturale cittadino che quando non è assediato da erbacce o imbrattato da scritte selvagge o affumicato dai gas di scarico del traffico veicolare onnipresente versa in totale abbandono. Eppure Caltanissetta è città d'arte, non dimentichiamolo! Luigi Garbato Il Redentore, un «bene» dei vandali Non ci sono parole davanti allo scempio del santuario del Redentore. Il belvedere della città - unico monumento eretto in tutta la Sicilia - piuttosto che essere il patrimonio della città, è "bene" dei vandali. Ma è così difficile gestire l'ordine al Redentore? Perché Comune, Curia e soprintendenza - ciascuno per la propria parte e competenza nella gestione del sito - si ostinano da anni a non installare un impianto di videosorveglianza nel piazzale? Non è più dispendioso, in termini di risorse, provvedere alla manutenzione periodica? Domanda troppo complicata o a qualcuno piace spendere a volontà denaro pubblico? Lettera firmata 06082010