La soprintendenza modenese ridotta a uno "sportello", a un ufficio distaccato senza poteri e senza autonomia, dipendente in tutto e per tutto da Bologna. L'allarme è lanciato da Italia Nostra di Modena, che invita le autorità modenesi a scongiurare questo pericolo. «Nonostante e contro le assicurazioni che il sottosegretario Bono aveva dato rispondendo alla interrogazione del senatore Luciano Guerzoni - si legge in una nota del direttivo della sezione modenese dell'associazione - sembra che l'autonomia della Soprintendenza ai beni storici, artistici e etnoantropologici per le province di Modena e Reggio, che ha sede a Modena, debba essere sacrificata, nella nuova organizzazione del ministero per i beni e le attività culturali, alla moltiplicazione delle direzioni generali». «Poiché questa contestabile operazione di potenziamento centralistico è prevista a costo zero (con sacrificio della trama operante della tutela territoriale), ne fa allora le spese anche il ruolo direttivo (la figura stessa del Soprintendente) della nostra Soprintendenza, che diverrebbe, privata della necessaria autonomia, un ufficio periferico ("uno sportello") della Soprintendenza bolognese». «È noto a tutti che la Soprintendenza non è un qualsiasi ufficio burocratico di decentramento amministrativo del ministero centrale, che può essere soppresso o accorpato ad altro ufficio per esigenze finanziarie (cioè di economia di spesa) o organizzative. La Soprintendenza di Modena è un istituto culturale, riconosciuto come tale nel 1939 nel quadro generale di riordino delle soprintendenze, espressione organica di un'area culturale di ben definita identità, entro gli stessi confini dello stato preunitario estense». «La mortificazione della Soprintendenza, con la meccanica aggregazione a Bologna, contraddice per altro i più recenti e responsabili comportamenti del Ministero, che ha inteso invece valorizzarla, dotandola di una prestigiosa ed efficiente nuova sede attraverso l'oneroso acquisto della più preziosa porzione del palazzo Solmi (già Rangoni), con l'impegno dei relativi incipienti restauri». «Italia Nostra invita quindi le amministrazioni rappresentative della città e della provincia ad assumere una ferma iniziativa diretta a contrastare un proposito ispirato a rozze ragioni burocratiche, che offende le esigenze di una viva cultura della "tutela».