Il ministro stoppa Bronzi e Giganti sardi. Il manager costretto a fare retromarcia Il direttore generale: "Ho acceso dibattiti, gelosie locali...a volte cè un campanilismo poco lungimirante che frena i progetti Così ho tolto polvere dalle statue" Obbedisco, ubi maior minor cessat», dice Mario Resca. Dove il "maior" è il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. E il "minor" è lui, il suo manager per la valorizzazione del patrimonio. Lui che ha appena incassato il secondo no alla proposta di portare le opere darte in tour. Dopo i Bronzi di Riace, viene fermato anche il viaggio dei Giganti di Monte Prama, i colossi di età nuragica rinvenuti in Sardegna negli anni Settanta e ora restaurati. Resca aveva suggerito di esporli a Roma per farli conoscere agli italiani. Ma Cristiano Carrus il sindaco di Cabras, il luogo dove furono scoperti, e il deputato Pdl Mauro Pili hanno levato gli scudi. E ieri, con loro, anche Bondi, che in un comunicato ha fatto sapere: «Reputo anchio che i Giganti di Monte Prama debbano restare in Sardegna in quel museo a cielo aperto per essere visti e apprezzati dai sardi, divenendo un punto di riferimento per il turismo italiano e internazionale». Il direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale sembra un po stupito, ma poi risponde: «Almeno ho contribuito a promuoverli, facendone parlare per un po». Ride quasi Resca. «Il 99,9 per cento degli italiani, storici dellarte compresi, prima non sapeva nemmeno cosa fossero. Sono rimasti in Sardegna per 2.000 anni, lasciamoli lì. Tra sei mesi saranno collocati al museo archeologico di Cagliari». Per ora, infatti, restano nel laboratorio di restauro di Li Punti, in provincia di Sassari. Per loro, insomma, niente tournée. Resteranno fermi come i loro "colleghi" più celebri, i Bronzi, a Reggio Calabria. «Ho acceso dibattiti, gelosie locali... a volte cè un campanilismo poco lungimirante che frena i progetti», continua Resca. «Da parte mia, grazie a queste "polemiche", penso di aver tolto una parte di polvere dai Bronzi e un po di terra che seppelliva ancora i Giganti. Mi spiace, nelle mie intenzioni, dovevano diventare il vessillo della Sardegna tutta. Ma come fare se li lasciamo lì?». Nonostante i "no" ricevuti, il manager non si dice stanco. «Dopo la mia nomina, lo scorso anno, tutti credevano che in tre mesi avrei lasciato lincarico. E invece no, sono abituato a rispettare i contratti: il mio scade nel 2012. Credo di aver sfidato un po il mondo dei beni culturali. Sono tra i pochi ad andare sul territorio. Vado a conoscere i soprintendenti. Sono stato in Sardegna non per fare vacanza... volevo davvero interessarmi alla valorizzazione dei Giganti. Abbiamo un patrimonio che langue da decenni. Non è solo per mancanza di soldi. Quelli spesi sono usati male. Noi stiamo comunicando. Non mi sono stancato. Ho provocato dibattiti, daltronde sono un ex giornalista. Oggi obbedisco».