A Portogruaro una mostra dedicata ai capolavori veneti e friulani. Spiazzi: «Intrecci importanti» È l'epoca della Riforma e della prima Maniera, le grandi monarchie nazionali sono in ascesa e la Chiesa prova a spogliarsi del ruolo di corte rinascimentale sfarzosa e corrotta: si apre l'age d'or del Leone di San Marco che raggiunge il suo massimo splendore alla fine del '400. Ma i primi anni del secolo successivo coincidono con l'inizio del declino della Serenissima: l'egemonia sulle acque del mare nostrum è minacciata dai subdoli attacchi degli ottomani e gli interessi economici e politici si spostano verso l'entroterra e verso le immagini idilliache degli otia agresti. Comincia la «civiltà delle ville venete» e in terraferma germogliano artisti ibridi che combinano i principi della scuola veneziana e di quella friulana. Dalla metà del XV secolo, nei territori che si estendono tra i fiumi Livenza e Tagliamento, emergono le figure di Cima da Conegliano, di Andrea Bellunello, di Pomponio Amalteo, di Giovanni Martini, di Gianfrancesco da Tolmezzo e di tutti quegli artisti che costituirono il nucleo fondante del rinascimento veneto-friulano. Centro di questa nuova espressione artistica è Portogruaro, che da oggi (fino al 17 ottobre), ospiterà presso il Collegio Marconi «Rinascimento tra Veneto e Friuli (1450-1550)», una ricostruzione dei percorsi dell'arte figurativa dell'entroterra veneto a cavallo tra il XV e XVI secolo. «La mostra nasce da una serie di studi, restauri e catalogazioni che hanno messo in luce importanti personalità artistiche delle zone comprese tra il versante orientale del Veneto e l'area pordenonese del Friuli, svelando interessanti intrecci culturali - spiega Anna Maria Spiazzi, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso e curatrice della mostra - abbiamo, inoltre, realizzato percorsi artistico-culturali secondo un modello che valorizza il territorio in ogni sua parte: ciò che appare periferico diventa strategico, e ogni luogo con vocazione artistica diventa parte di un sistema: praticamente un museo a cielo aperto». Compresi negli itinerari alcune opere inamovibili tra cui: un trittico ligneo e una lunetta con Madonna con Bambino del Bellunello, realizzati entrambi per la chiesa di San Tommaso di Bagnara di Gruaro; un'inedita statua raffigurante San Rocco a San Giorgio al Tagliamento dello scultore Domenico da Tolmezzo, o il ciclo pittorico a Settimo di Cinto Caomaggiore e la Madonna e santi affrescata nel sottoportico di una casa di Annone Veneto (Gianfrancesco da Tolmezzo). Il Collegio Marconi (Portogruaro) ospiterà, eccezionalmente, tutte le Madonne lignee di Andrea Bellunello e numerose opere della produzione pittorica di Giovanni Martini. «Nel 1434 l'approvazione dei nuovi Statuti permette una riorganizzazione della città che si trasforma in un importante centro fluviale - spiega Luca Majoli, l'altro curatore della mostra - cambia il volto della città che arricchisce il patrimonio architettonico e artistico. Di grande rilievo è la realizzazione di due importanti pale d'altare, commissionate dalle confraternite cittadine, tra cui Presentazione al Tempio realizzata da Giovanni Martini per il duomo di Sant'Andrea, che sarà in mostra con la sua omologa di Spilimbergo».