«D'Urbano ha fatto di tutto per impedire la demolizione» Lo rivela Masciarelli, presidente dell'Ordine degli architetti «Sovrintendenza e politici, un'indifferenza lunga 18 anni» Antonio Fragassi Riaperta da ieri pomeriggio via del Circuito, dopo quattro giorni e mezzo di chiusura alla circolazione, anche chi non è della zona può rendersi conto dello scempio compiuto all'ex Centrale del latte. Uno scempio che poteva e doveva essere evitato anche secondo Gaspare Masciarelli, presidente dell'Ordine degli architetti della provincia di Pescara, e che qualcuno ha provato a evitare fino all'ultimo momento. Lo rivela lo stesso Masciarelli: «E' stato proprio l'architetto Mario D'Urbano, direttore dei lavori di demolizione e ristrutturazione, a cercare di salvare l'edificio. D'Urbano ha proposto più volte alla ditta Sebi di realizzare i lavori previsti senza abbattere il manufatto per poi ricostruirlo secondo i moduli previsti. D'Urbano (vice presidente vicario dell'Ordine ndr) le ha tentate tutte, ma l'impresa non ne ha voluto sapere e ha preteso il rispetto di tutte le clausole contenute nel contratto». Per il presidente degli architetti «è una pagina dolorosa perché sono passati troppi anni senza che nessuno abbia fatto nulla: non è un problema di bellezza estetica, a me, ad esempio, piace di più l'ex Gil o il Circolo Canottieri ormai abbandonato, il problema era quello di rispettare il valore storico dell'ex Centrale del latte, tutelandola adeguatamente». Tutto nasce, secondo il presidente degli architetti, dallo studio Bartolini-Salimbene del 1992 che definì la mappa degli edifici da sottoporre a vincolo: «Un professionista di grande prestigio, ma sta di fatto che in quel rapporto non fu inserita l'ex Centrale del latte - sottolinea Masciarelli -. E' chiaro che dopo le responsabilità furono di natura politica con il succedersi delle amministrazioni comunali e la redazione di ben tre piani regolatori, nessuno dei quali si preoccupò di tutelare l'opera dell'architetto Florestano Di Fausto». Masciarelli, dunque, sposta il tiro attribuendo la colpa principale allo studio Bartolini-Salimbene, ma non fa sconti ai politici e alla Sovrintendenza regionale: «I primi avrebbero dovuto modificare il Prg, la seconda avrebbe potuto, avendo avuto diciotto anni di tempo, porre il vincolo sull'ex Centrale del latte».
ABRUZZO - Ex centrale del latte Il direttore ai lavori voleva salvare l'edificio
Il presidente dell'Ordine degli architetti della provincia di Pescara, Gaspare Masciarelli, ha rivelato che l'architetto Mario D'Urbano ha cercato di salvare l'ex Centrale del latte da demolizione, proposto di ricostruire l'edificio secondo i modelli previsti. Tuttavia, la ditta Sebi non ha voluto ascoltare e ha continuato a demolire l'edificio. Masciarelli ha criticato lo studio Bartolini-Salimbene del 1992 che non aveva inserito l'ex Centrale del latte nella mappa degli edifici da tutelare. Ha anche accusato la Sovrintendenza regionale di aver avuto 18 anni di tempo per porre il vincolo sull'edificio, ma non l'ha fatto.
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