Il ministero ha «invitato» Comune di Micigliano e carabinieri a bloccare gli assurdi lavori dello svincolo. Sinora invano Ma le leggi per salvarla ci sono, qualcuno le applichI Lo scempio ai danni dell'abbazia dei Santi Quirico e Giulitta e delle Gole del Velino continua imperterrito. Bando all'immagine della preziosa abbazia, gioiello romanico incastonato in un territorio, per di più a protezione speciale, quale è quello delle Gole del Velino. Una duplice deturpazione che lascia interdetti. Enormi piloni hanno già defilato l'abbazia, intorno la devastazione ambientale: è stato anche deviato il corso del Velino in un tratto. Un orrore irreparabile. Contro il quale le istituzioni sono intervenute con ordinanze perentorie per il blocco dei lavori e il ripristino dello stato dei luoghi. Riportiamo, testualmente, quanto scritto in una nota del ministero per i Beni e le Attività Culturali indirizzata al Comando carabinieri di Antrodoco e al Comando carabinieri Nucleo tutela patrimonio Culturale di Roma. La data è del 5 maggio 2010, l'oggetto «Micigliano (Rieti)-Area di rispetto abbazia dei Santi Quirico e Giulitta e inizio della galleria Gole del Velino. Ordine di sospensione dei lavori e ripristino dello stato dei luoghi. Articolo 28 legge 42 del 2004». Nel testo la Soprintendenza ricorda la sua nota n.000593 del 7 aprile 2009 con cui «ha dato avvio al procedimento di tutela di un'area di rispetto dell'abbazia di Santi Quirico e Giulitta, ai sensi dell'articolo di legge sopracitato, che codesto Comune ha provveduto ad affiggere all'albo pretorio dietro nostra richiesta». La nota prosegue richiamando come «già dal primo avvio sono scattate le norme di salvaguardia in esso richiamate, consistenti essenzialmente nell'applicazione degli articoli 18, 19, 20 e 21 della legge 42 del 2004 ovverossia la necessità di sottoporre alla preventiva valutazione da parte di questa Soprintendenza di qualsiasi intervento riguardante l'area e sono state adottate delle prescrizioni di gestione dell'ambito territoriale, alle quali l'amministrazione comunale era tenuta da quella data ad attenersi». Il testo ministeriale fa riferimento, poi, ad una successiva nota (n. 00220347 del 30 novembre 2009) con cui «questa Soprintendenza ha inoltrato un secondo avvio con il quale si evidenzia che l'Ente territoriale non ha ottemperato a quanto disposto con il primo avvio, avendo rilevato che lo stato dei luoghi è variato essendo in esecuzione la realizzazione di un ampliamento della Statale 4 Salaria e di uno svincolo che ricade in ambito territoriale a ridosso dell'abbazia dei Santi Quirico e Giulitta». «Per quanto sopra esplicitato conclude la nota - si denuncia la mancanza di osservanza delle norme di tutela enunciate e si invita il locale Comando dei carabinieri a intervenire per rendere esecutiva la sospensione dei lavori e, nel contempo, si ordina il ripristino dello stato dei luoghi. Si inoltra al Comando dei carabinieri Nucleo tutela patrimonio la copia degli atti citati per l'attivazione di una procedura di controllo sulla grave inadempienza da parte dell'amministrazione comunale». Questo è quanto a firma del direttore regionale della Soprintendenza, architetto Federica Galloni, ai sensi - è specificato nella nota - dell'articolo 17 Dpr 23307; a fianco anche le firme dei responsabili del procedimento, architetto Emanuela Brogani e architetto Carla Brusa. In chiusura firma anche il direttore amministrativo dottor Giuseppe Mella. Come commentare? La presidente di Italia Nostra, Carla De Angelis, esprime il turbamento «di fronte all'indifferenza della Prefettura che avrebbe dovuto essere sollecita contro lo scempio così come lo è stata, legittimamente, per gli stipendi non pagati agli operai del cantiere». Il disastro ambientale, dunque, va avanti nella totale inosservanza della perentorietà di ordinanze la cui drasticità non avrebbe dovuto lasciare spazi al permissivismo. Oppure i lavori s'hanno da fare, e basta? I carabinieri sono intervenuti come loro richiesto? Sembra poter dire, con Padre Dante, «vuolsi così colà dove si puote».