Lassessore Verga "Questo elenco è sconcertante" E i costi sono altissimi A Bergamo piace solo una caserma Nel Varesotto cè una casa del fascio che cade a pezzi Leredità del Demanio complica la vita ai Comuni lombardi Università ma anche tanti ruderi nessuno vuole i beni dello Stato A Milano cè il Conservatorio Verdi che vale più di 20 milioni. E ancora la sede del Politecnico, in piazza Leonardo da Vinci, e mezza Statale quotata circa 86 milioni. Ma la lista dei beni dello Stato, pubblicata in nome del federalismo demaniale, non fa gola a nessuno perché composta in gran parte da beni invendibili. E per i comuni si profila il rischio di spese folli per mantenere vecchi ruderi o palazzi già occupati. A Palazzo Marino, ad esempio, un pensierino ce lavevano fatto. Vendere un paio di palazzi in centro e fare un po di cassa. Ma quando ha scorso la lista, lassessore al Demanio Giovanni Verga è rimasto deluso: «Nellelenco ci sono pochi beni interessati - ha spiegato - hanno reso disponibili le università, figuriamoci. Immobili del genere non possono interessarci visto che non sono vendibili. E poi ci sono edifici di cui è costosa la gestione, la manutenzione, ci sono problemi di aggiornamento della sicurezza. Averli inseriti in questo elenco è sconcertante: non so quale amministrazione voglia mettersi in carico degli edifici che non porterebbero di certo risorse ma sarebbero soltanto un onere». Per la maggior parte degli enti locali i siti davvero appetibili sono davvero pochi, nonostante la Lombardia - stando allelenco ancora provvisorio, che verrà aggiornato ogni 15 giorni - sia la regione più "fortunata", con un portafoglio di 1004 beni potenzialmente acquisibili da Comuni, Province e Regione, per un totale di quasi 700milioni di euro. E spulciando il sito del Demanio si più trovare di tutto. Ex alvei di torrenti, boschi, strade, vallate, sottotetti, ripostigli, cimiteri, mulini, aree militari dismesse, caserme e un nutrito numero di rifugi antiaerei risalenti alla seconda guerra mondiale. Si tratta però spesso di beni invendibili e inutili per le casse dei Comuni. Oppure si trovano in condizioni pessime. E se uno dei requisiti fondamentali per richiedere il trasferimento è avere un progetto di riqualificazione del bene, di fronte alla prospettiva di investimenti cospicui, gli enti locali tirano il freno sullipotesi di acquisire il patrimonio. A Bergamo - una delle province con il più alto numero di beni in vendita - lelenco è al vaglio dellamministrazione. «Stiamo cercando di fare unampia scrematura, per non rischiare di incorrere in spese pazzesche: nella lista ci sono cose che rischiano di essere una voragine per le casse del Comune - spiega Tommaso DAloia, assessore allUrbanistica, giunta Pdl e Lega - per ora siamo interessati a una caserma, la Montelungo (24 milioni 85 mila euro, ndr), dove vorremmo allestire un museo, e un ex diurno che si chiama Torre dei venti». «Lelenco, a chi vive qui, sembra una presa in giro: sarebbe questo il federalismo demaniale? Pensare di scaricare sul groppone dei comuni cose fatiscenti, come la ferrovia dismessa della Val Brembana, ora pista ciclabile e in stato di abbandono?», si legge su alcuni blog di cittadini bergamaschi. Anche molti comuni più piccoli, che aspettano il decreto per potersi liberare di antichi vincoli economici con lo Stato, sono perplessi sulle modalità di trasferimento. È il caso di Darfo Boario Terme, in provincia di Brescia, dove a oggi sono del demanio quasi tutte le piazze del Comune del lago dIseo, che paga circa 20mila euro allanno per poterne disporre. «Le occupiamo da sempre e le teniamo come loro - dice il sindaco, Francesco Abondio, lista civica di destra - che soldi dovremmo investire ancora?». A Besnate, in provincia di Varese, per ora cè un solo bene disponibile: una delle tante ex case del fascio, negli elenchi del demanio, stimata dallagenzia 345mila euro. Peccato che sia un rudere, «il cui valore reale di mercato - spiegano dallufficio ragioneria del Comune - è infinitamente più basso». In provincia di Como, a Cernobbio, l"articolo" più ambito è Villa Bellinzaghi, palazzo dell800 che affaccia direttamente sul lago. Per nulla fatiscente, in realtà. E del valore di oltre 11 milioni di euro. «Il problema è che cè un contenzioso sulla proprietà e noi, che siamo un comune di 7mila anime, non possiamo certo sobbarcarci le spese legali», dice il sindaco Simona Saladini, anche lei di una lista civica, anche lei di destra.