Quattro prove per trovare la tecnica perfetta può partire la ripulitura dai graffiti e dagli adesivi Ledicolante: "Qua sotto succedeva di tutto". Un passante: "Schifezza moderna" Pronti per dirsi addio. Lei è già fasciata nei cartelli che annunciano la demolizione, noi siamo qui a sentire i rintocchi del conto alla rovescia. Lesecuzione comincia domani e durerà fino a settembre. Arriveranno gli operai della ditta Vangi a smontarne i bulloni, a levare il tetto ondulato e le colonne verdi con le piastrelle malandate. Poi le ruspe faranno il resto spianando il muro con i suoi tredici oblò e sgombrando lorizzonte alla stazione di Santa Maria Novella. Firenze si libera della pensilina di Toraldo di Francia. Lultimo giorno di quello che larchitetto chiamava «terminal», è qui, oggi, nel solito andirivieni di valigie e di gente accaldata che ha treni o taxi da prendere e non ha né tempo né voglia di fermarsi a guardare il «corridoio freddo» di questi cento passi che saranno cancellati come una «geometria del brutto», un vestito fuori moda, qualcosa che non piace più o che non è mai piaciuto. Via dal 16 agosto gli uffici dellAtaf, via ledicola dal 23, chiusi i bagni e il gabbiotto con le bibite e il caffè per i conducenti dei bus. Via anche i motorini, le biciclette e i bivacchi clandestini della notte. Siamo al capolinea, lha deciso il sindaco Matteo Renzi. Ogni addio lascia uno sconcerto anche se che viene dopo anni di liti, di insulti e di piatti tirati dietro. Era chiaro che prima o poi saremmo arrivati a spaccare i mattoni verdi. «E meno male che va giù, io non la rimpiango certo» dice ledicolante che da ventanni abita lì sotto, a cui adesso assegneranno un posto un po più in là. «Qui la notte succedeva di tutto - predica un altro - bottigliate, droga, azzardo, coltelli, aggressioni». Sacchi a pelo, bivacchi, un odore di piscio che prendeva alla gola e gli occhi. E poi scritte a spray, lerba cresciuta sulle grondaie e lì seccata senza che nessuno si disturbasse a toglierla. La pensilina è stata uno muro per Firenze. Degrado contemporaneo, ma anche distrazioni che suonano come un peccato. La fontana di prua è secca da anni e sopra la griglia galleggiano due fari senza lampadine. Per molto tempo questo posto è stato la tana dei disperati, vagabondi, immigrati, tossici che come topi si infilavano fra il tetto e un solaio prima che tappassero i buchi con le grate e i vigili levassero il soffitto. Adesso le colonne le hanno tutte ripulite, sbarbate dagli annunci di chi cerca o offre casa o da chi cerca o offre sesso, di chi per 70 euro porta merci e gente in Romania. Hanno già segato un pezzo di ondulato e le pensiline sono diventate due. Domani cominceranno ad abbattere quella del lato via Nazionale. «Larchitettura moderna è a scadenza» disse una volta Cristiano Toraldo di Francia quando già aveva capito che aria tirava per il terminal progettato nella seconda metà degli anni Ottanta e inaugurato per i Mondiali di calcio del 1990. «E da demolire in 24 ore» disse Federico Zeri vedendolo per la prima volta. E Alberto Ronchey, quandera ministro, lo definì «unappendice inutile e abusiva». Ha suscitato più livore che affetto. In ventanni questa striscia di verde e cemento è stata per i fiorentini un facile bersaglio di ironie. «Questa città non è pronta ad accogliere larchitettura contemporanea» dice una signora appena sbarcata dalle vacanze leggendo i cartelli che annunciano la demolizione. «Noi non siamo pronti per accogliere le schifezze contemporanee» la corregge un altro viaggiatore indicando la pensilina con il mantello a strisce orizzontali e prendendo la mira. Ponte Santa Trinita, cominciano domani le grandi pulizie. Dopo mesi di esperimenti e 4 diverse prove la soprintendenza ha autorizzato le Belle arti di Palazzo Vecchio a ripulire le spallette del ponte imbrattato da graffiti, disegni e adesivi. Si comincia domani mattina, entro fine settimana si conta di finire, spiegano dal Comune. Sarà utilizzata la tecnica della «scialbatura critica»: con una tempera reversibile (si rimuove con lacqua) dello stesso colore della muratura si copriranno le scritte rendendole di fatto «invisibili».