Ma possono muoversi oppure no?. La questione dei Bronzi di Riace, che alcuni vogliono far viaggiare come ambasciatori dell'arte italiana nel mondo e altri preferiscono tenerli per non metterne a rischio la «salute», ne ha oscurata un'altra, più grave. Il Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, lo stesso che fino a ottobre ospitava i Bronzi (attualmente in «sosta terapeutica» a Palazzo Campanella) è in restauro. La riapertura è prevista ad aprile 2011, ma si comincia già a sentire che «concludere i lavori per quella data sarà un problema»: frase molto italiana dietro la quale, però, possono esserci ragioni che non è necessario politicizzare immediatamente, come ha fatto Repubblica due giorni fa puntando il dito sui «tagli alla cultura» come causa principale di un probabile ritardo dei lavori. «Non è così - ci dice Francesco Prosperetti, direttore dei Beni Culturali della Calabria - i tagli del governo non c'entrano nulla. Finora sono stati erogati per il restauro 23 milioni di euro, 18 dalla Struttura di Missione per i 150 anni dell'Unità d'Italia, e 5 rispettivamente metà dal Ministero e metà dalla Regione. Ne servono, però, altri nove per ultimare i lavori». Insomma, mai che in Italia si riesca a non sforare il budget previsto... Lo studio di fattibilità per il restauro di Palazzo Piacentini, dove ha sede il Museo, è stato condotto tra il 2006 e il 2007, con l'idea di riproporre uno spazio espositivo capace di attirare turisti in sale dove prima, si dice, non potevano sostare nemmeno i custodi, poiché malmesse e non climatizzate. Che non ci andassero neanche i turisti è un fatto: nel 1996 il Museo faceva solo 118mila visitatori all'anno, di cui 59mila paganti. Fatturava - lordi 245mila euro: come una pizzeria. Queste cifre, nel decennio successivo (nonostante l' esposizione continuativa dei Bronzi), scendono: l'anno scorso il Museo, ancora nella vecchia sede, ha fatturato 132mila euro. E' vero che adesso è dislocato altrove e che i Bronzi non sono esposti con tutti i crismi scenografici del caso, ma sta di fatto che le cifre fornite dai Beni Culturali parlano chiaro ancora una volta: nonostante il leggero recupero di visitatori da gennaio di quest'anno a oggi (quasi 80mila), occorre finire i lavori in fretta. Non è facile, avendo già perso un anno di tempo poiché il progetto esecutivo redatto dall'impresa che ha vinto l'appalto non ha superato la fase di approvazione, anche da parte dei comitati scientifici di settore, «per incapacità di sviluppare soluzioni esecutive adeguate». Forse occorre fare scelte drastiche: i 9 milioni di euro chiesti in più servono sì a risolvere alcuni problemi di ordine antisismico di cui non si era a conoscenza prima del restauro, ma anche a ricavare laboratori e magazzini e a ristrutturare i 1000mq di uffici della Sovrintendenza al terzo piano del Museo. Lavori che sarebbe opportuno fare in questa fase di restauro, ma anche non strettamente necessari: la preoccupazione che il Museo diventi l'ennesimo pozzo senza fondo d'Italia, ad uso e consumo della politica e di altri intrallazzatori laterali, c'è.