In mostra ad Aosta quadri, gemme e monete Roma impedì alla famiglia lacquisto di grandi statue Gli echi di un fortunato libro di Maria Bellonci - vincitore del Premio Strega nel 1986 - dedicato alla figura di Isabella dEste si ritrovano nella mostra Rinascimento privato. Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este da Dosso Dossi a Brueghel allestita negli spazi del Museo Archeologico Regionale di Aosta (fino al primo novembre prossimo). Al centro dellesposizione è la passione collezionistica della famiglia Este iniziata da Leonello (1407-1450), che era stato educato agli studi umanistici dal Guarino. Essa viene esaminata gettando uno sguardo particolarmente attento su nuclei di oggetti solo apparentemente "minori" come le monete o le gemme, o su opere poco rappresentate nellinsieme della raccolta. Un tale sguardo - ci si rende conto percorrendo gli spazi espostivi o leggendo il catalogo (Silvana Editoriale) - consente di conoscere più in profondità la cultura e i gusti dei principi che ebbero la loro corte prima a Ferrara e poi, quando la città passò sotto la giurisdizione diretta dello Stato Pontificio, a Modena. Emerge, ad esempio, la loro grande attenzione per il mondo antico che appariva, da un lato, come una miniera di personaggi e di gesta esemplari da imitare e dallaltro un lascito in grado di nobilitare chi ne sapeva cogliere il valore. Unattenzione che non portò allacquisizione - tranne qualche eccezione - di opere di statuaria romana pregevolissime per lopposizione che la famiglia incontrò sul mercato antiquario romano di gran lunga il più ricco, come ha notato Mario Scalini curatore delliniziativa insieme a Nicoletta Giordani. Difficoltà agli Este, che non riuscirono ad avere alcun pontefice, vennero create dagli ambienti vaticani coi quali i rapporti furono tesi in più occasioni. I cardinali, usciti dalla casata, Ippolito I e Ippolito II, riuscirono ad inserirsi solo in maniera collaterale nei flussi collezionistici romani. Tutto ciò non limitò linteresse estense per le antichità classiche come testimonia il ricco monetiere dove figurano ben 116 monete doro e rari esemplari della monetazione punica, greca, magnogreca, romana repubblicana e imperiale sino alla fase bizantina avvertita, seppure in maniera problematica, come una prosecuzione della romanità. Originali antichi si ritrovano nella notevole raccolta di gemme di cui oltre cinquecento, sinora mai presentate al pubblico, figurano in mostra. La predilezione sindirizzò verso i temi dionisiaci e la figura di Ercole, in questultimo caso con un esplicito rimando onomastico a diversi esponenti della famiglia. Frequenti risultano anche le attestazioni di Venere, la dea dellamore. Completano il percorso, accanto ad oggetti di alto artigianato artistico, opere diverse tratte dalla raccolta di quadri come un olio su tela raffigurante un buffone di corte di Dosso Dossi (1512 circa), o il Ritratto di vecchio con un libro in mano del Guercino (verso il 1625).
AOSTA La collezione "minore" geniale ripiego degli Este
La mostra "Rinascimento privato. Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este" è stata allestita al Museo Archeologico Regionale di Aosta. La mostra esamina la passione collezionistica della famiglia Este, iniziata da Leonello (1407-1450), che era stato educato agli studi umanistici dal Guarino. La mostra mette in luce la cultura e i gusti dei principi che ebbero la loro corte prima a Ferrara e poi a Modena. Emerge l'attenzione dei principi per il mondo antico, che appariva come una miniera di personaggi e gesta esemplari da imitare. La famiglia Este non riuscì ad avere alcun pontefice, creando difficoltà agli ambienti vaticani.
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