Corte dei Conti: poco sostenibili. Timori per Regioni e Province In testa, tra i più deficitari, Argentera e Fivizzano, il paese di Bondi e Verdini É il Nord a fare peggio. Ma i crac più numerosi sono in Calabria e Campania ROMA - Enti locali fortemente indebitati, sempre più a corto di trasferimenti dallo Stato e con un sistema sanitario costosissimo. Temi che la Corte dei Conti trasforma in cifre e tabelle, contenute in due corpose relazioni sulla gestione finanziaria di Regioni, Comuni e Province, e che surriscaldano il dibattito sul federalismo. A partire dai "rossi" che segnano brutalmente i conti delle amministrazioni: 62,2 miliardi di debito per i Comuni (quasi il 4 del Pil italiano), 1.100 euro per ogni cittadino, e 11,5 miliardi per le Province, 200 euro pro-capite. I dati si riferiscono allo stock di mutui e prestiti accumulati dagli enti e che per la metà dei Comuni, riferisce la Corte, è «insostenibile», a meno di coperture straordinarie. A sorpresa, è il Settentrione a fare peggio: il 47 del debito finanziario (29,2 miliardi) grava infatti sui 4.467 municipi del Nord. Anche se al vertice dei più indebitati, con quasi 11 miliardi, si collocano i 378 campanili del Lazio. Poco lusinghieri anche i dati sui dissesti finanziari. Ben 442 "crac" per altrettanti enti locali in poco più di ventanni, dal 1989. Al top Calabria e Campania, con un totale di 127 e 113 dissesti a testa. Fino ad aprile del 2010 erano in difficoltà due Comuni del Lazio, uno in Molise e uno in Campania. Ma altri 24 non hanno ancora presentato un piano di estinzione delle passività. Corrono anche i disavanzi. Nel 2008 i Comuni non in grado di coprire le spese con le entrate sono saliti da 63 a 82 e lammontare dello squilibrio è cresciuto del 20, a 158,5 milioni. Una situazione definita dai giudici contabili «non incoraggiante», nutrita dai debiti extra bilancio, «una patologia che rischia di diventare fisiologica». Guida la classifica Caserta con quasi 22 milioni, 277 euro per ogni casertano. Segue Modica, in provincia di Ragusa, la città natale di Salvatore Quasimodo: anche qui 22 milioni, ma 405 euro a testa. A pagare di più, come singoli cittadini, sono però i 94 abitanti di Argentera (Cuneo) che si spartiscono un deficit di 151 mila euro, ben 1.604 per ciascuno. Curiosamente, tra le città "indisciplinate" risulta anche Fivizzano, un Comune di 8.853 anime in provincia di Massa Carrara che ha dato i natali al ministro Sandro Bondi e al coordinatore del Pdl Denis Verdini: 3,6 milioni di disavanzo, 408 euro a testa per ogni cittadino, onorevoli compresi. Mal di pancia giungono anche dai conti delle Regioni che subiscono la contrazione dei trasferimenti statali (da 4,5 a 3,7 miliardi, per il 75 spesi per trasporto ed edilizia pubblici, viabilità e incentivi alle imprese), mentre i costi della sanità, che assorbono il 73 delle risorse regionali, esplodono: nel 2009 superano i 110 miliardi, ma «con un tasso di crescita decrescente». Nel 2009 il rapporto tra i costi della sanità e il Pil si è attestato al 7,2, come negli ultimi 4 anni. A non superare, poi, lesame del "patto di stabilità", una correzione per contenere le spese di circa 1,5 miliardi nel 2009, sono in quattro: Puglia, Sicilia, Campania e Molise. Una buona notizia arriva dalla voce delle spese per il personale delle Regioni (quasi 63 mila persone) che si contrae nel 2008 dell1,13. Ma se il numero dei dirigenti assunti a tempo indeterminato diminuisce del 10 (soprattutto al Sud) quelli a tempo determinato lievitano quasi del 13, soprattutto in Lazio e Abruzzo, con una retribuzione media annua più corposa: 105.752 euro contro i 103.141 euro degli indeterminati. Ancora meglio i direttori generali: 150.846 euro. Sopra la media marchigiani (185.826), calabresi (170.240), toscani (163.140) e veneti (180.343).