Il direttore generale del Ministero dei Beni Culturali, Mario Resca ieri in visita a Sassari e Cagliari. La sfilata di gigantesche statue in pietra nel centro Restauri della Soprintendenza a Li Punti SASSARI. I giganti di Mont'e Prama in piazza Tiananmen? E' una ipotesi alla quale sta lavorando il direttore generale del Ministero dei Beni Culturali, Mario Resca, ex manager McDonald in questi giorni al centro di polemiche per le azioni di marketing sul patrimonio culturale. «Queste statue in pietra sono un esempio straordinario della cultura sarda e mediterranea - commentava ieri sera Resca, in visita al centro di Restauro della soprintendenza a Li Punti. Un esempio che dobbiamo far conoscere al mondo. Cominciando da Pechino? Perchè no? Nella capitale cinese il ministero dei beni culturali inaugurerà un proprio centro a ottobre». E proprio a ottobre a Li Punti verrà inaugurata la mostra dei «Giganti» restaurati. E allora perchè non pensare a uno scambio: a Roma l'esercito di terracotta cinese e a Pechino delle statue ritrovate a Cabras nel 1974. Mario Resca non riesce a trattenere l'emozione di fronte ai 5000 reperti e alle statue ricostruite di pugilatori, arcieri e guerrieri. Il direttore generale del Mibac, si sofferma sui particolari delle statue e sulla grandiosa struttura espositiva illustrata dai progettisti Vanni Maciocco e Alberto Luciano. Resca osserva i particolari delle statue: le geometrie protocubiste del volto e la possente stabilità dei piedi o l'agile guizzare dei muscoli delle gambe. E poi i modelli di nuraghe. «Quei modelli - spiegano gli archeologi Maria Antonietta Boninu e Alessandro Usai ricordano i nuraghi costruiti nel passato. Un richiamo nostalgico, quasi una mitizzazione per una civiltà che stava scomparendo». Una manifestazione di «orgoglio delle proprie radici», chiosa Resca. Ma qual era la società nella quale si è costruito un pantheon così straordinario? Quali rapporti avevano stabilito con le altre popolazioni a oriente e a occidente quei sardi che qualcuno credeva culturalmente gretti, artisticamente inetti, socialmente poco evoluti? Non solo, quelle statue venivano costruite per essere osservate dal basso verso l'alto. Dovevano impressionare, creare soggezione, far capire che esiste una gerarchia sociale e, forse, religiosa. Statue di dimensioni talmente grandi da far sentire piccoli piccoli gli antenati della brevilinea genia che popola la Valle del Tirso. «Quel ritrovamento - commenta l'archeologo Marcello Madau - è l'episodio più straordinario della statuaria antica. Che fare di quelle statue? Sarebbe bello poterle esporre a Cabras se venisse garantita una fruizione la più vasta possibile. Se così non fosse, meglio destinarle a una struttura che potesse valorizzare al meglio quelle opere». «Pensavo di mandare due statue di Mont'e Prama a rimpiazzare i bronzi di Riace ora in restauro - dice Resca Ma guardando questa moltitudine di figure sarebbe bene farle girare tutte. Magari con una potente campagna di comunicazione e promozione del patrimonio culturale, con veri e propri eventi di musica ed enogastronomia. La Sardegna, insomma, non è più quella della Sir e dell'Enichem». La provocazione. E se sostituissero i Bronzi di Riace? Se non saranno i Bronzi di Riace, ancora troppo bisognosi di cure, potrebbero essere i giganti di Mont'e Prama, gli incredibili colossi nuragici scoperti a metà degli anni Settanta vicino a Cabras e praticamente mai esposti al pubblico, ad andare in tournée per valorizzare il patrimonio culturale italiano e promuovere al contempo il turismo culturale sull'isola. A lanciare la provocazione è di nuovo Mario Resca, il direttore generale del ministero dei beni culturali. Che per i Giganti ipotizza anche una trasferta a Reggio Calabria: «Se i Bronzi non possono essere spostati - dice - perchè non portare da loro i colossi sardi per un incontro dibattito sulla tutela?». «Affiancarli idealmente ai Bronzi di Riace come capolavori di un modo di concepire la scultura è legittimo», commenta il direttore archeologia del ministero Stefano De Caro. Che raccoglie la palla e ipotizza una mostra, magari a Roma, che metta a confronto i modelli dell'arte greca e l'impressione che queste sculture hanno fatto su mondi non greci'. Scoperte nel 1974 da due agricoltori che trovarono centinaia di frammenti nei loro campi, i Giganti di Mont'e Prama, sono colossali statue in pietra alte anche due metri. Secondo gli studiosi, risalgono all'ultima fase dell'età del bronzo o alla prima dell'età del ferro e sarebbero in qualche modo coevi, anche questo è ritenuto eccezionale, ai celeberrimi bronzetti in bronzo. I Giganti, nota De Caro «sono una delle grandi scoperte archeologiche degli ultimi decenni e sono anche una occasione di valorizzazione per la Sardegna». Istituto di ricerca su Atlantide «Nuraghe e il mito di Atlante» è il tema della proposta di legge del gruppo dei Riformatori in consiglio regionale per valorizzare la Sardegna attraverso lo studio delle antiche civiltà e la ricerca di eventuali conferme all'ipotesi del giornalista Sergio Frau sull'identità fra l'isola e Atlantide. I Riformatori prospettano la nascita dell'istituto Nurat per «canalizzare importanti risorse economiche indirizzate allo studio delle antiche civiltà sarde».