I disegni sono ancora indecifrabili. Ma i frammenti di colore, risparmiati miracolosamente dal tempo, ci raccontano la storia della più antica tomba etrusca dipinta mai ritrovata in una necropoli dell'antica Etruria. L'hanno svelata, dopo 2.700 anni, gli archeologi dell'Università di Torino a Tarquinia, in provincia di Viterbo, nella necropoli dei Lucumoni (in alto, un'immagine degli scavi). È un capolavoro, il «grande cumulo colorato», appartenuto quasi certamente a un grande personaggio, forse un re o un membro della famiglia reale, oppure un ricchissimo mercante di origine greca. Nell'anticamera dipinti in nero contornati di rosso su un intonaco di color bianco in gesso alabastrino. È un tesoro misterioso quello della tomba dipinta, ancora tutto da decifrare. La rappresentazione è incerta. A volte pare di scorgere un animale, a volte qualche divinità tracciata con una tecnica primitiva eppure così suggestiva da far rimanere con il fiato sospeso gli stessi archeologi. Il dipinto è stato tracciato su un rivestimento murario fino a oggi sconosciuto in Etruria. «Potrebbe essere stato realizzato da operai specializzati arrivati dal levante del Mediterraneo, probabilmente da Cipro» dicono gli esperti. Certamente da pittori che anticipano di almeno due secoli la tomba dei leopardi, una delle opere più significative e importanti dell'arte funeraria, finora considerata la più antica tomba etrusca dipinta (nella foto sotto). L'edificio, di forma circolare, ha un diametro di 40 metri e si estende nel sepolcreto della Doganaccia. Un grande tumulo chiamato da sempre «della regina», quasi attiguo al «tumulo del re», scavato nel 1928. Che quel tesoro possa essere la tomba della regina oggi è solo una congettura. I ricercatori guidati da Alessandro Mandolesi hanno finora riportato alla luce solo l'anticamera. Ma i lavori non si fermeranno perché, dicono, lì sotto ci sono altre meraviglie. Servono però uno sponsor e 50 mila euro. «È uno scavo difficile e costoso» ammette Mandolesi. Eppure dietro quei finanziamenti si potrebbe nascondere un tesoro inestimabile.