Nel mirino del «Mumex», progetto pilota del Ministero per i beni culturali e quello per lo sviluppo economico indirizzato ai Poli museali di eccellenza nel Mezzogiorno, figura il Mann, considerato uno tra i più importanti musei archeologici al mondo per le sue collezioni, nonché vetrina privilegiata del patrimonio archeologico del Golfo di Napoli in età romana. Individuato come «eccellenza» del territorio campano, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli sarà quindi l'epicentro di un tour museale fra siti vesuviani ed aree naturalistiche del Golfo. Ma se il progetto il cui nome deriva dalla contrazione di MUsei, Mezzogiorno ed EXcellence punta all'individuazione di una rosa di siti su cui investire consistenti fondi (per un totale di 35 milioni di euro), il concetto di «eccellenza», considerato farraginoso o troppo astratto, lascia perplesso qualcuno. Nelle pagine dedicate alla Arti nel Sud del Corriere del Mezzogiorno, Tomaso Montanari, docente di storia dell'arte moderna della «Federico II» chiedeva, ravvisando nel progetto «l'ennesimo carrozzone assistenziale, perché puntare proprio sul fumoso, retorico emodaiolo concetto di eccellenza». E sollavava, inoltre, la perplessità che etichettare come eccellenti singole realtà museali non farebbe gioco al Meridione, già imprigionato in una posizione di isolamento e marginalità rispetto al sistema centrale. «Identificare il Mann come un'eccellenza del territorio campano non mi sembra arbitrario. La scelta, oltre a riprendere le celebri frasi di Strabone sulla ricchezza e l'abbondanza di siti nel percorso fra Cuma e Sorrento, è stata fatta sulla base di criteri concreti», spiega il professor Pietro Giovanni Guzzo, che un anno fa, durante la selezione dei siti campani, sedeva nel comitato scientifico del Mumex nel ruolo di Soprintendente. «Non si tratta di eccellenze isolate, inoltre, ma di nodi all'interno di una rete di eccellenze, che attraversa le singole regioni e l'intero meridione e punta a rendere più ''fruibili'' e attrattivi alcuni siti», aggiunge. Il Mann, diventerebbe quindi la porta d'entrata e d'uscita di un più ampio allestimento museale che coinvolgerà contesti ambientali, archeologici e naturalistici dell'area flegrea con Cuma, Baia e Pozzuoli, delle città vesuviane di Pompei, Ercolano e l'antica Stabiae, della costiera sorrentina e delle isole di Ischia e Capri. In un clima di austerity segnato dai considerevoli tagli ai musei, il progetto si annuncia come ''salvifico'', e tuttavia ignora altre emergenze, come quella recentemente lamentata dal Museo d'arte contemporanea regionale Madre. «In quel caso si tratta di problematiche gestionali che non possono né devono condizionare la scelta dei tecnici e dei direttori regionali nell'individuazione delle strutture su cui investire. La selezione, in Campania come altrove, risponde a variabili ''storicizzate'' e il meno aleatorie possibile: il numero di pubblicazioni scientifiche dedicate al sito, il pubblico in grado di richiamare, l'indotto economico», spiega il direttore generale per le antichità del Ministero Stefano De Caro. Che «tranquillizza» gli esclusi: se una calendarizzazione degli interventi sul Mann è in dirittura d'arrivo e sarà annunciata dopo l'estate, non si esclude che in futuro possano essere selezionati altri siti emusei, anche di recente istituzione, per una nuova tranche di investimenti.