COME racconta Proust, gli uomini vivono di nomi. Marcel, il protagonista della Recherche, sogna il nome di Parma, «col suo tono compatto, liscio, malva e dolce»: il nome di Firenze, «miracolosamente imbalsamato e simile a una corolla»; e soprattutto quello di Balbec il paese dei Cimmerii, il regno della notte eterna, delle tempeste, delle leggende bretoni, e delle chiese gotico-persiane. Anche gli abitanti del Pustertal vivono di nomi: in primo luogo, quello della vera patria, il Tirol. Solo che dopo il 1919 gli italiani hanno imposto loro il nome di un paese che non è mai esistito: l'Alto Adige. Dev'essere stata un'offesa terribile. Immaginate se, nel 1945, il governo italiano avesse imposto al Piemonte di chiamarsi Alta Liguria, Decine di migliala di Piemontesi abitanti di Torino, di Era, di Borgomanero, di Racconigi, di Vacciago, di Alessandria, di Cuneo, di Alba, di Carraglio, di Moncalieri, di Dogliani, di Domodossola, di San Quirico, di Santo Stefano Balbo e di Miasino avrebbero inondato le pianure, varcato le colline, attraversato i fiumi a guado. Discesi nel centro di Genova, avrebbero impiccato a un lampione Angelo Costa, Presidente della Confindustria, ritenuto autore della congiura onomastica. Nel Sudtirol, autore della congiura fu un linguista, Ettore Tolomei, che nel 1907 studiò o immaginò gli equivalenti italiani dei nomi tedeschi. Dal 1922 al 1945, venne imposto il solo nome italiano: dopo il 1945, fu ammesso il doppio nome. Ora, alcuni equivalenti italiani sono felici: amo moltissimo il misterioso nome celtico di Innichen, ma San Candido, a cui è dedicata una delle più belle chiese romaniche d'Europa, mi sembra dignitoso. Non sempre avviene così. Nel Sextental, c'è il paese di Moos: Moos vuoi dire "muschio"; e immagino che gli abitanti di Moos amino vivere (almeno nell'immaginazione) nel folto e umido verde del loro muschio, insieme ai coleotteri e alle formiche. L'equivalente italiano, Moso, non significa niente. Oggi, la situazione è complicata dal fatto che solo i nomi italiani (non quelli tedeschi) hanno valore giuridico; e alcuni sindaci sudtirolesi vorrebbero attribuire valore giuridico ai nomi tedeschi, cancellando dalle strade i dignitosi o grotteschi nomi italiani. Siamo nel 2004: sono passati ottantasei anni dalla fine della prima guerra mondiale: abitiamo (o dovremmo abitare) in Europa; e mi sembra ragionevole che sia il nome tedesco sia quello italiano abbiano valore giuridico, e che i sindaci sudtirolesi lascino Moso, Brunico, Valdàora, Monguelfo e Vìllabassa sui cartelli stradali, per quanto offendano il loro senso estetico. A Bolzano, la Giunta decise di costruire un Museo di Arte contemporanea che costerà 45 milioni di euro, per esporci cosa? Come quasi tutti gli italiani, non ho soverchia stima per la nostra burocrazia. Con una sola eccezione: i sovrintendenti; pagati malissimo, senza danaro per comprare l'inchiostro e i pennini, disprezzati e vilipesi da deputati, sindaci, proprietari di terreni edificabili, costruttori e cittadini, svolgono il proprio compito in maniera quasi sempre encomiabile: combattono con poche armi sindaci ignoranti, arroganti e potentissimi. Se fosse possibile, accrescerei non diminuirei i loro poteri; e mai, in nessun caso, per nessuna ragione, li sottoporrei ai catastrofici organismi regionali. Ora, nel Sudtirol, avviene qualcosa di singolare, che gli italiani ignorano. Il sovrintendente è declassato a capo-dipartimento, e non possiede alcun potere. I suoi vincoli non contano nulla. Chi decide tutto è l'onnipresente e onnipossente Giunta Provinciale, la quale potrebbe, se volesse, radere al suolo l'abbazia di Neustift (Novacella) e il duomo di Innichen. Malgrado i suoi sovrani poteri giuridici, la Giunta Provinciale di Bolzano non ha raso al suolo né l'abbazia di Neustift né il duomo di Innichen. I sudtirolesi amano (sebbene non abbastanza) le chiese, i castelli, i masi e i prati della loro patria. Il Pustertal è fra le regioni meglio conservate d'Europa. Ma tutti sappiamo cosa è avvenuto nel dopoguerra sulle coste italiane; e nella civilissima Francia, dove la Normandia è stata abolita, la Costa Azzurra abolita, la Bretagna a metà abolita e a Rouen, davanti a un capolavoro tardo-gotico, il Palais de Justice, un enorme supermercato slancia arditamente la sua facciata oltre la strada, sino a sfiorare i delicatissimi ricami del quindicesimo secolo. Immaginate cosa accadrebbe se le future regioni italiane (che spero non si realizzeranno mai) avessero i poteri della provincia di Bolzano. A Bolzano, il 20 giugno 2004, si è svolto un processo che gli italiani non conoscono. A Welsberg (Monguelfo), esisteva un vecchio edificio, un tempo adibito a Pretura, con parti del quindicesimo e del sedicesimo secolo, che la sovrintendenza di Bolzano desiderava salvaguardare. Il sindaco di Welsberg, Friedrich Mittermair, coll'appoggio della giunta, deliberò di abbatterlo. Il Tar di Bolzano sospese questa delibera. Nulla, nemmeno il dito di Dio, poteva arrestare il sindaco giustiziere, che si sentiva approvato dalla Giunta Provinciale e dalla Volkspartei. Il 26 ottobre 2001, alle ore 13, convocò un escavatorista, e gli impose di distruggere la vecchia Pretura. In quel momento arrivò, ansioso e trafelato, un carabiniere sudtirolese, Anton Kofler, che ingiunse di sospendere la distruzione. Timoroso dell'autorità, l'escavatorista si arrestò, ma il sindaco gli impose di continuare. Malgrado le preghiere e le lacrime del carabiniere, il sindaco non batté ciglio: il lavoro di distruzione continuò fino alle 13.45, quando il tetto, le finestre e dieci metri cubici di muri erano stati abbattuti. Negli anni successivi, il Consiglio di Stato, l'Ufficio di tutela dei beni culturali di Bolzano, il Tar e non so quali altri istituti chiesero a Friedrich Mittermaier di proteggere la vecchia Procura, minacciata dalla pioggia, dalla neve e dai venti. Il sindaco non diede ascolto. Finché nel giugno scorso il Tribunale di Bolzano lo convocò in giudizio: il pubblico ministero (sudtirolese) chiese per lui cinque mesi di reclusione: e il giudice, Carla Scheidle, anche lei sudtirolese, lo condannò a dodici mesi di reclusione e a dodici mesi di interdizione dai pubblici uffici. Vorrei che la sentenza di Carla Scheidle, scritta in ottimo e preciso italiano, come quasi nessuna sentenza dei nostri Tribunali, venisse appesa in tutti imunicipi. Mai, in Italia, potrebbe accadere qualcosa di simile: un sindaco condannato a un anno di reclusione per aver offeso un vecchio edificio. Negli ultimi venti armi, la comunità sudtirolese e quella italiana si sono ravvicinate: nessun Bossi o Cé o Calderoli sudtirolesi declama scemenze sulle piazze; eppure gli studenti liceali e universitari italiani scrivono peggio in tedesco, gli studenti sudtirolesi peggio in italiano e, ciò che sembra incomprensibile, molto peggio in tedesco, la lingua che dovrebbe abitare le loro menti e i loro cuori. Purtroppo, l'Italia non ha il privilegio di possedere pessimi ministri della Pubblica Istruzione (con i loro bugiardissimi e incompetentissimi consulenti), i quali hanno distrutto e distruggono il liceo, l'Università, l'editoria italiana di cultura, come l'escavatrice guidata da Friedrich Mittermair ha abbattuto in quarantacinque minuti la vecchia Pretura di Monguelfo. Ogni paese e regione d'Europa ha i suoi Berlinguer e le sue Moratti. Il contagio si estende, contamina ogni paese, riduce i professori dell'Università e del liceo a larve di ciò che erano. Gli unici rimasti indenni dal contagio sono i bambini di otto anni: quelli, almeno, che leggono Pinocchio, i libri di Harry Potter e amano le storie di Silvestre e Gonzales. Lo Stato italiano versa alle regioni a statuto speciale somme esagerate, tanto più che si annunciano anni magrissimi. La regione Sicilia ha risolto il problema, assegnando ad ogni siciliano una stenografa o uno stenografo personali (pagati venti milioni al mese), che registri tutti i pensieri, le intuizioni, le scoperte, le impressioni, le sensazioni, sia pure subliminali, che attraversano la mente gemniale dei miei lontani compatrioti. Ma i trentini ed i sudtirolesi non hanno una immaginazione così grandiosa. I trentini hanno istituito a Rovereto un Museo, dove avvengono bellissime mostre: con centinaia di Turner, Friedrich, Runge, Delacroix e Courbet, per i quali pagano assicurazioni altissime, che nemmeno i comuni di Roma o di Milano si potrebbero permettere. Questo mi sembra eccessivo. A Bolzano, la Giunta Provinciale aveva deciso di costruire un museo di Arte contemporanea, che costerà quarantacinque milioni di euro somma gigantesca. Ma cosa esporrà nel Museo? Niente, perché non ha niente da esporre: disegnucci, piccole acquaforti, ragnatele e topi, e gatti che danno la caccia ai topi. Mi permetto un modesto consiglio, con il quale concludo questo articolo troppo lungo. La Giunta Provinciale potrebbe destinare alla costruzione del Museo ventiduemilioni e cinquecento mila euro: somma più che sufficiente, a patto di non ingaggiare un genio dell'architettura contemporanea, come il vasto creatore di Beaubourg. Con gli altri ventidue milioni e cinquecentomila euro, potrebbe comprare quadri: almeno otto o dieci quadri dei migliori pittori americani ed europei della seconda metà del ventesimo secolo, che pochissimi musei italiani posseggono.
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