Solo la Cgil allincontro col vertice. Ma i lavoratori riempiono lassemblea Presenti tre quarti dei dipendenti "Portiamo il caso Genova a livello nazionale" GRAZIE dellinvito ma non veniamo, rispondono cinque sindacati su sei (Fials-Cisal, Snater, Libersind, Uil e Cisl) alla convocazione al decimo piano del torrione per discutere le prospettive future del Carlo Felice. Perché, spiegano in una nota congiunta e non condivisa dalla Cgil che invece allincontro ci va, «lurgenza perentoriamente richiesta dal Cda non è praticabile in virtù della delicatezza e della straordinarietà della decisione nonché a causa dellimpossibilità di avviare un confronto serrato con i lavoratori stante il periodo di chiusura aziendale per congedo feriale». Vero, però a metà pomeriggio, allassemblea convocata nella sala prove del Coro, ci sono quasi i tre quarti dei dipendenti del Teatro dellOpera, per quanto in ferie. E cè anche chi è tornato apposta a Genova, per prendere atto della situazione, discutendo sulle modalità di applicazione della cassa integrazione che per la prima volta viene erogata ai dipendenti di un ente lirico. Ma la nostra intenzione, dicono un po tutti, «è quella di trovare strade alternative e soprattutto di portare il 'problema Carlo Felice sul panorama nazionale proprio perché è un caso 'pilota che potrebbe avere ulteriori applicazioni in altri teatri». E allora? La prossima convocazione per i sindacati è quella del 27 agosto, a ferie finite, e in attesa che arrivi qualche elemento positivo da Roma, che però ora non cè. «Io giudico irrispettoso non aver risposto allinvito - sbotta Renzo Fossati, direttore di staff del Teatro - E se ringrazio la politica per aver risposto con una estrema velocità al nostro allarme, mettendo in campo tutte le pratiche per la concessione della cassa integrazione, dico che se dal ministero arrivano 6-8 milioni, allora non cè bisogno più di nulla, almeno per ora. Però, se non mi arrivano segnali, e quei soldi non ci sono, io lo stipendio di settembre non lo posso pagare. Ed ecco perché avere la cassa in deroga è almeno un sostegno ai dipendenti». E poi cè il giallo del sovrintendente. Giovanni Pacor resterà o meno? Lui non risponde sul tema, ma si presenta allincontro con la Cgil. E, più tardi, commenta: la situazione di Genova è la stessa che ho già vissuto ad Atene. «E una situazione davvero grave, cercheremo di affrontarla nel miglior modo possibile. I numeri fanno paura. Certamente occorrerà ripensare alla gestione del Teatro che dovrà vivere in un prossimo futuro con meno risorse oppure trovare fondi alternativi. Fondamentale sarà il coinvolgimento di privati. La programmazione? E prematuro fare anticipazioni».