Mondiali di nuoto, a processo gli ex commissari. Sequestrato lAquaniene Il gip Pavone contesta la natura pubblica di cinque impianti costruiti da privati su terreni demaniali Due tegole in un giorno solo. E adesso per lamministrazione comunale non si mette bene. Non tanto per la citazione diretta in giudizio di 33 persone, tra cui gli ex commissari dei Mondiali di Nuoto Angelo Balducci e Claudio Rinaldi, accusate dai pm Sergio Colaiocco e Delia Cardia di abuso edilizio nella realizzazione di una serie di impianti sportivi progettati per i campionati 2009. A preoccupare il Campidoglio è soprattutto il nuovo sequestro dellAquaniene presieduto da Giovanni Malagò (che proprio in questa veste andrà a processo il prossimo 5 aprile insieme agli altri indagati) disposto dal gip Donatella Pavone, insieme alla trasmissione di tutti gli atti dinchiesta alla Corte dei Conti, che ha già aperto un fascicolo e chiesto chiarimenti alla giunta Alemanno. Unazione a tenaglia che dimostrerebbe linefficacia sia della delibera approvata dallesecutivo capitolino a fine giugno con lobbiettivo di ribadire la natura pubblica di cinque circoli, fra cui proprio lAquaniene, costruiti con capitali privati su terreno demaniale e dunque non assoggettati al pagamento degli oneri di urbanizzazione, sia della testimonianza resa dal sindaco Alemanno a piazzale Clodio il 22 luglio. Quando il primo cittadino fu interrogato per due ore dal procuratore Giovanni Ferrara e dal sostituto Colaiocco senza, evidentemente, riuscire a convincerli. Basta leggere le motivazioni con le quali il gip Pavone ha deciso lapposizione dei sigilli al circolo di Malagò. La premessa è che «la natura ricognitiva» della delibera di giunta non può mutare «la situazione già delineata nei provvedimenti dellautorità giudiziaria» secondo cui gli impianti hanno natura privata. Pertanto, i cinque che il Campidoglio ha ritenuto pubblici (Città futura, Roma 70, Roma Team Sport, Sport 2000 e Aquaniene) non possono essere esentati dal pagamento degli oneri concessori in quanto «la qualificazione attribuita dal Comune non è determinate», altrimenti «sarebbe facile per la pubblica amministrazione laggiramento di norme giuridiche poste a tutela della collettività». Su Aquaniene il giudice Pavone non ha dubbi: «Il centro sportivo esercita, in realtà, una attività commerciale altamente redditizia», da cui «consegue che lopera non sia destinata alla soddisfazione dellinteresse pubblico in via immediata e diretta». La dimostrazione starebbe nei 14mila metri quadri del complesso sportivo concesso per 42 anni a un canone mensile di 3.275 euro, dove sorgono un Adidas store di 140 metri quadri, un bar, un ristorante, una ludoteca con asilo nido, un bed and breakfast (da 13 stanze per 26 posti letto, sala da pranzo, cucine, sala tv, sala studio). Laccesso medio è di oltre 2.400 persone al mese: circostanza che, secondo gli inquirenti, provocherebbe - dalle 7.30 alle 22.30 di ogni giorno - un pesante aggravio sul traffico privato e di mezzi pubblici, correlato a un maggior inquinamento atmosferico in una zona che risulta comunque vincolata paesaggisticamente. Ecco perché la Procura ritiene indispensabile, visto il carico urbanistico che incomba sullintera zona, una compensazione. Conclude infatti il gip: «Lepilogo della vicenda è stato, dunque, che in unarea di proprietà comunale si è concesso direttamente (senza gara) a un privato di edificare ex novo un impianto sportivo di grandi dimensioni, con annesse attività commerciali, in deroga alla normativa urbanistica senza pagamento di alcun onere concessorio». Da qui il sequestro. Di cui i vertici del Campidoglio, a sera inoltrata, prendono atto «con rammarico». Spiega lassessore allUrbanistica Marco Corsini: «Con la delibera di giunta che riconosceva come pubblici questi impianti, sottraendoli allapplicazione delle norme edilizie, pensavamo di avere contribuito a risolvere il problema. Ora valuteremo con lAvvocatura comunale le iniziative da intraprendere per difendere un interesse della collettività, dato che questi impianti sono a disposizione della città». Ma il Pd non ci sta e parla «dellennesimo pasticcio brutto di Alemanno», attacca il consigliere Valeriani, mentre il capogruppo Marroni chiede di «fare piena luce». Con lAquaniene salgono a otto gli impianti sigillati su un totale di quindici coinvolti nellinchiesta. E potrebbe non finire qui.