Jean Noel Schifano, curatore della mostra «Creator Vesevo": presto a Ercolano per capire ERCOLANO. «Presto sarò a Napoli per rendermi conto da vicino di cosa realmente sia accaduto alle opere del Creator Vesevo». La voce, preoccupata e amareggiata, è quella di Jean-Noel Schifano, direttore artistico del primo museo a cielo aperto di sculture realizzate con pietra lavica e poste sulle pendici di un vulcano attivo. Museo inaugurato nel 2005, costato usi milione e trecento mila euro, ma già vandalizzato, cosparso di rifiuti e assediato dalle erbacce. Sa che diverse delle dieci opere sono state oggetto di atti vandalici? «Lo apprendo dal Mattino e sono decisamente dispiaciuto. Dico di più: sono addirittura stupito. Quando il progetto di realizzare una mostra all'aperto a pochi passi dal cratere del Vesuvio mi fu commissionato, il sindaco di Ercolano e presidente dell'Ente parco nazionale erano entusiasti. Parlavano a giusta ragione di una cosa unica nel suo genere, di un progetto che non aveva uguali nel mondo. Per questo accettai con impeto l'invito a ricercare gli artisti disposti ad esporre le proprie sculture». All'epoca aveva qualche remora? «Niente affatto. Partivo da un concetto, che nasce dal paragone tra Napoli e Parigi. Ho visto le opere realizzate nelle stazioni della metropolitana a Napoli e ho apprezzato come siano tenute bene, con una certa gelosia. La stessa cosa non capita all'ombra della Torre Eiffel: qui passano due-tre giorni e anche i più bei dipinti sono oggetti di atti vandalici. Non credevo che la situazione potesse cambiare tanto spostandoci dal capoluogo di pochi chilometri». Intanto per centinaia di migliaia dl turisti dl passaggio lungo la strada che conduce al Vesuvio vedono opere così uniche, realizzate da dieci scultori di fama europea, mortificate da scritte di ogni genere... «Sul Vesuvio salgono ogni anno circa un milione e mezzo di persone. Una massa di questo genere non può assistere a questo stato di abbandono. Se ci sono problemi di ordine pubblico, e da questi episodi denoto che ci sono, perché non si è pensato a una sorveglianza notturna, anche solo a delle telecamere a circuito chiuso? Basta poco per preservare un patrimonio unico che è poi patrimonio di tuffi». Non solo scritte: alle statue vandalizzate fa da sfondo un territorio spesso maltrattato. «Chiamerò il presidente dell'Ente parco, Ugo Leone. Ma sono certo che la mia amarezza è anche la sua. Le difficoltà economiche sono sicuramente alla base di quest'abbandono. Ma guai a prendere le carenze di bilancio come una valida giustificazione». In che senso? «Il divario tra Nord e sud Italia, da quello che leggo e ascolto, si allarga sempre di più. Per il Mezzogiorno aumentano le difficoltà economiche legate alla disoccupazione, e occuparsi di arte e territorio in un contesto tanto difficile può apparire superfluo. Ma non è così: salvaguardare patrimoni unici come il Creator Vesevo è una scelta di civiltà ma anche consapevolezza di difesa delle proprie specificità. Che sono utili biglietti da visita per il turista che deve scegliere i luoghi da visitare».