Nel 1787, accompagnato dall'amico pittore Johann Wilhelm Tischbein, Wolfgang Goethe s'arrampicò per ben tre volte sul Vesuvio. In un'occasione le esalazioni del cratere furono così intense da sconsigliargli di proseguire oltre un certo punto: «Fatti una cinquantina di passi in mezzo al vapore, questo è divenuto così impenetrabile che quasi non riuscivo pi a vedere le mie scarpe». Più avanti, sempre nel suo Viaggio in Italia, Goethe ci racconta come, durante un'ulteriore passeggiata, la guida indigena che lo aveva accompagnato svanì nel nulla, forse fuggito per lo spavento, forse perchè aveva qualcosa di meglio da fare. Nemmeno Goethe sa darci risposta. Fatto sta che la brutta esperienza compiuta dall'autore de I dolori del giovane Werther rappresenta, nella sua personalissima maniera, un pioneristico episodio di inefficienza partenopea nell'erogazione di servizi di incoming turistico nei confronti di quanti decidono di visitare la nostra terra. Ieri come oggi, insomma: visto che proprio due giorni fa un sit in a quota mille metri dei lavoratori ha impedito ai turisti di accedere alla sommità del Vesuvio e che la stessa rassegna di artisti contemporanei sullo Sterminator Vesevo organizzata da Jean Noel Schifano lungo la strada che conduce alla cima è sommersa da rifiuti. Risultato: i visitatori stranieri e non che intendono ammirare quell'incantevole panorama dalla cima, (che, sempre per usare le parole di Goethe, come un colpo d'occhio a ponente, sopra tutta la regione, ci guarì, come un bagno salutare, di tutte le fatiche e di ogni travaglio durato) si trovano ad affrontare i medesimi problemi, scontrandosi con l'incapacità, la cecità, la mancanza di volontà di una comunità che, a partire dai suoi amministratori grandi e piccoli, per arrivare ai singoli cittadini, non è in grado di tutelare i propri beni ambientali, culturali e paesaggistici. Non si tratta esclusivamente di mettere a frutto la bellezza del nostro territorio in termini di ricaduta economica. Molte altre esperienze, purtroppo in altri luoghi che non siano l'Italia, ci dicono che non necessariamente l'espressione turismo di massa, quando si trasforma in opportunità occupazionali per la popolazione locale, si accompagna a devastazioni ambientali e a brutture della modernità. Forse da altre parti è così. Da noi, invece, pare proprio che siano l'arretratezza e l'inadeguatezza a creare il vuoto, l'oblio e, dunque, a favorire un mancato rispetto dei beni ambientali. D'altronde, se il Vesuvio fosse meta sistematica di un turismo organizzato e sostenibile, al contempo di massa, quale autorità statale avrebbe acconsentito ad aprire nel territorio del parco nazionale che dovrebbe gestirne la tutela una discarica per lo sversamento dei rifiuti? Quale possibilità di realizzare ben due discariche abusive avrebbero avuto i soliti criminali che da anni avvelenano la nostra terra? Proprio per questo, oggi come non mai, il tema del disastro ambientale, ineluttabilmente legato, quasi come fosse una nemesi, alla questione-rifiuti, è da mettere in relazione al tema dello sviluppo di un turismo sostenibile e, quindi, al più vasto tema dello sviluppo economico della nostra regione.
Degrado Vesuvio percorsi d'arte nell'abbandono
Nel 1787, Wolfgang Goethe salì tre volte sul Vesuvio con il suo amico pittore Johann Wilhelm Tischbein. La seconda salita fu interrotta a causa delle intense esalazioni del cratere. Goethe descrisse la sua esperienza nel suo Viaggio in Italia. Oggi, il Vesuvio è ancora affrontato da problemi di gestione dei rifiuti e di turismo sostenibile. I visitatori stranieri si trovano ad affrontare i medesimi problemi, come la mancanza di volontà di una comunità per tutelare i propri beni ambientali, culturali e paesaggistici. Il tema del disastro ambientale è legato alla questione-rifiuti e al tema dello sviluppo di un turismo sostenibile.
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