I resti del muro venuto alla luce nello scavo archeologico in piazza XX Settembre «Qualche possibilità che si tratti dei resti di palazzo Torriani c'è». L'archeologa della Soprintendenza, Serena Vitri, non esclude che i resti delle antiche mura venute alla luce in piazza XX Settembre siano quelli della dimora della famiglia della Torre fatta demolire nel 1717 dalla Serenissima. Al momento, però, resta solo un'ipotesi perché la Soprintendenza archeologica deve completare il rilievo dello scavo per fare poi tutte le riflessioni. «Solo quando avremo la pianta complessiva si potrà ragionare» spiega la dottoressa Vitri nel rilevare che «la documentazione è scarsa e anche per questo non è semplice capire la datazione». Anche l'archeologa, insomma, come l'assessore ai Lavori pubblici, Gianna Malisani, non conferma, né smentisce la tesi della contessa Mariasanta di Prampero de Carvalho secondo la quale i resti delle mura orientati su est ovest corrispondono alla pianta di palazzo Torriani disegnata, nel 1540, dall'architetto Giovanni da Udine riprendendo il disegno di un tempio ionico. «Potrebbe trattarsi di una parte di palazzo Torriani avverte l'archeologa visto che quelli venuti alla luce sono ambienti di servizio e che la parte centrale della piazza e uno spazio aperto. I reperti danno un indizio importante che rileviamo e archiviamo». A questo punto lo studio diventa interessante e la Soprintendenza si prende qualche giorno prima di esprimersi. Nel frattempo la contessa di Prampero ribadisce: «Sono certamente le mura di palazzo Torriani». Nell'attesa di far luce su questo ritrovamento, i lavori nella piazza proseguono. Lo scavo archeologico, infatti, non ha richiesto alcuna sospensione del cantiere che dovrebbe essere concluso prima di Natale. «Il restauro della piazza va avanti» assicura l'archeologa nel precisare che lo scavo è stato limitato solo nei punti che la Soprintendenza ha ritenuto interessanti. Quando, però, sono emersi i reperti che oltre ai muri del probabile insediamento abitativo comprendono anche un butto rinascimentale, la stessa Soprintendenza archeologica ha chiesto al Comune di allargare lo scavo.