Lontani i tempi «d'oro» del Giubileo. Strutture fatiscenti, topi e sporcizia assediano la fortezza Una discarica infestata dai topi, ai piedi del «passetto» papale. Antiche mura, ridotte a vespasiani. Latrine, bivacchi, accampamenti e «depositi bagagli» di barboni, senza tetto, disadattati, nel fossato e sui bastioni. Materassi e coperte infilati nelle antiche feritoie. Sistemi di irrigazione difettosi. Passerelle pericolanti e malamente transennate. Castel Sant'Angelo è assediato dal degrado. L'immortale storia d'amore della Tasca di Puccini si svolgerebbe ora dentro una sorta di campo nomadi. Eppure, in occasione del Giubileo, il Comune ha incassato ben quattro miliardi e mezzo di lire per i restauri e il ripristino del fossato e dei giardini di questa che è la fortezza papale più celebre e ricca di storia. Pioggia di milioni {tremila!) anche per la Soprintendenza archeologica. In meno degrado appare il fossato, per il cui recupero infrastnitturale il Decimo dipartimento del Comune ha incassato 1 miliardo 427 milioni 910mila lire di fondi giubilari. I turisti che si affacciano dal bastione di San Matteo vedono un albero rinsecchito, abbattuto, resti di rami e immondizie bruciate, una latrina dietro un cespuglio di alloro. Imboccando viale Giuseppe Ceccarelli «Ceccarius», ecco subito sulla destra un pilastro di mattoni sbrecciato, malamente delimitato da un nastro di plastica afflosciato. Sotto il pilastro, i bagni pubblici. La richiesta di servizi igienici risulta superiore all'offerta, a giudicare dal cartello bilingue, con la scritta: «Cortesemente non fate i vostri bisogni sulla porta». E un crescendo di degrado. In un fossato ai piedi del muro, tra O bastione San Matteo e quello di San Marco, c'è un deposito di cassette, coperte da vecchie incerate, bottiglie, perfino un sombrero. A pochi metri, sotto gli archi del passetto, quello che sembra un chiusino pieno di acqua lurida si rivela essere il portalampade di un lampione «a raso». Accanto, due enormi palanche, vicino a uno dei tanti cestini dell'Ama poggiato a terra, ai piedi del suo sostegno. Altre tavole marce sono quelle della passerella davanti all'ingresso posteriore del castello, proprio dirimpetto alla statua dell'imperatore Adriano. Evidentemente i fondi incassati dalla Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma in occasione del Giubileo (1 miliardo 329 milioni 936mila lire, per il restauro del Mausoleo di Adriano) non sono bastati per sostituirle. Qualcuno, però, passa ancora su quelle tavole ogni giorno. Giacigli di cartone e cenci sono in piena vista sotto l'arco di questa postierla. Più discreti, altri barboni si sono installati nelle fosse recintate ai piedi del bastione San Marco. Utilizzano le feritoie circolari di marmo per depositarci coperte e trapunte. Altri materassi sono infilati in una fessura del muro, proprio davanti al portale d'ingresso, opera di Giovanni Sallustio Peruzzi nel 1556. Saliamo sui bastioni e sprofondiamo nel degrado. Il portale involontario a un vero e proprio abisso di sozzura è il passetto papale. Proprio dirimpetto alla stazione dei carabinieri San Pietro, in una cavità dei bastioni, i resti di un misero appartamento, dal tetto crollato. Si stenta a credere che il dipartimento X. del Comune abbia incassato ben 2 miliardi 898 milioni 531mila lire, per «Lavori di recupero infrastrutturale e vegetazionale dei giardini dei bastioni», in occasione del Giubileo. Il bastione San Marco, in particolare, è un lercio bivacco: cancellate diverte, fontane a secco, fossati di ronda riempiti di tappeti, trapunte, enormi sacchi di plastica pieni di chissà cosa. Tomba collettiva di imperatori, roccaforte delle mura aureliane, galera ostrogota, fortezza e lussuoso rifugio papale, carcere di personaggi celebri della storia (da Beatrice Cenci a Benvenuto Cellii), scenario virtuale di una delle opere liriche più famose al mondo e, infine, museo. Nemmeno un genio come Adriano avrebbe mai immaginato quante volte il suo mausoleo sarebbe stato riciclato. A realizzarlo pare sia stato lo stesso Adriano, non a caso, il nome di questo imperatore è legato al vallo di Adriano e a Villa Adriana. C'è da dire, però, che, anche se questo monumento ha ben resistito a duemila anni di assalti dei nemici e di ristrutturazioni dei proprietari, restando ancora leggibile, l'aspetto dell1 Hadrianeum era diverso da quello del Castel Sant'Angelo di oggi. Il tetto, rotondo, per esempio, doveva somigliare a quello del Mausoleo di Augusto, dall'altra parte del Tevere: un tumulo di terra di tipo etrusco, con molti alberi. Pare incredibile che questa tomba così grandiosa si potesse trasformare in una fortezza imprendibile. Ma così fu. Questa idea venne all'imperatore Aureliano. La tomba, via via fortificata, si rivelò imprendibile: le orde dei Goti dovettero togliere l'assedio. Ma fu ancora un re goto, Teodorico, a fare, per primo, della fortezza una prigione. Tradizione, poi, continuata dai papi.