La denuncia dei sindacati. Nencetti: «La pioggia del 29 luglio ha aggravato la situazione nel deposito» Trasferimento atteso da anni Intanto per i danni a Boboli stanziati oltre 2Omila euro Su quella stoffa c'è scritta la storia. Gli Arazzi medicei tenuti sotto chiave in Palazzo Pitti rappresentano un patrimonio unico al mondo, ma motivi di spazio costringono queste opere d'arte al riposo. Non si tratta di un sonno tranquillo, al contrario spesso interrotto da un violento risveglio. L'ultimo in ordine di tempo è avvenuto a causa della tempesta del 29 luglio scorso. L'acqua scesa in quantità straordinaria ha impregnato la grande stanza dove si trovano le preziose stoffe, riproponendo un problema da tempo all'attenzione del personale del Polo museale fiorentino. Nel deposito degli Arazzi in Palazzo Pitti anticamente (nel 6-700) c'erano gli ambienti altrimenti conosciuti dispensa eo cucine. Le stanze adibite a questa funzione sono molto grandi e alte e sono due, di cui una parete è a ridosso del terrapieno. Praticamente, varcata la soglia della porta si entra subito in contatto con oltre 300 Arazzi medicei (sui circa 700 sparsi in tutta Italia) e altro materiale in custodia da oltre 20 anni. «La pioggia del 29 luglio scorso - dichiara Learco Nencetti, del sindacato Consal-Unsa Beniculturali ha riportato alla memoria già un passato disastroso per questo deposito di arazzi di immutabile bellezza. Peccato che la loro custodia è lasciata all'inedia, al tanto peggio, tanto meglio che sempre più avvolge tutto ciò che vi si trova dentro: dal pavimento alle pareti, dalle strutture ad albero agli oggetti ivi custoditi». Sono anni che la Soprintendenza ha previsto un suo trasloco anche in ragione del tanto materiale che ora vi si trova. Un trasferimento che avrebbe dovuto portare i 300 arazzi in origine alle Cacce superiori, poi alle Cacce inferiori (sempre in Palazzo Pitti dalla parte del Corridoio Vasariano), ma l'intoppo sarebbero alcuni uffici collocati nel solito luogo. Morale: il problema non ha ancora trovato una soluzione e dopo la pioggia del 29 luglio è salita ulteriormente la preoccupazione dei danni che possono essere stati causati agli arazzi. Per quantificarli servirebbe personale esperto che apra e distenda un arazzo alla volta. Ma tutto questo ha un costo. Inoltre molti degli arazzi depositati in Palazzo Pitti sono ancora piegati nella maniera meno idonea per una migliore conservazione, vale a dire non secondo le indicazioni date qualche anno fa dall'Opificio delle Pietre Dure (a faccia vista e per il senso dell'ordito, ovvero per la lunghezza). «Già nella disastrata pioggia dell'estate del 2008, dove a Boboli caddero diversi alberi - racconta ancora Nencetti - questo deposito mostrò l'inadeguatezza: tre furono gli arazzi che subirono danni dovuti all'assorbimento dell'umidità dal pavimento e si resero necessari costosi e urgenti interventi di restauro; ma allora c'erano anche i fondi che permisero una attenta perizia per stabilire, appunto, quali e quanti degli Arazzi colpiti avevano subito danni o, lasciati al loro destino, potevano subire danni irreversibili quale l'umidità assorbita». L'allagamento dello scorso 29 luglio sembra che abbia interessato le pareti di fondo di questo deposito oramai arrivato al capolinea e gli umidificatori installati al suo interno, anche se sempre accesi e funzionanti, non sono più sufficienti a mantenere un microclima ideale alla loro corretta conservazione. Conservazione oggi non più ottimale dato anche l'enorme materiale custodito. Se da una parte mancano i soldi, solo due giorni fa è stato firmato uno stanziamento di oltre 20mila euro per far fronte ai danni provocati dallo stesso temporale al giardino di Boboli. In tutto questo la soprintendente Cristina Acidini è in ferie dal 1 al 31 agosto - e a fare le sue veci ha nominato Angelo Tartuferi, responsabile ufficio esportazioni ed esperto del 400, nomina temporanea che pare aver creato qualche malumore. La prassi vuole infatti che a rivestire, seppur temporaneamente la carica sia il funzionario più alto in grado, il più anziano, in caso contrario (come questo) la soprintendente deve motivare la scelta, motivazione che al contrario sembra non essere pervenuta.