Il deputato-sindaco di Rio Marina e il suo libro sull'Elba: «Così hanno bloccato il nostro sviluppo» Altro che Pdl, Pd e chissà cos'altro, all'isola d'Elba gli schieramenti sono due: il partito del villeggiante e quello del residente. E finora, scrive Francesco Bosi, sindaco di Rio Marina, nel suo libro, appena pubblicato, Una certa idea dell'Elba (Lef, scritto insieme ad Alberto Giannoni), sono quegli abitanti «un mese all'anno» ad aver tratto benefici dalla burocrazia e dagli ambientalismi del no che hanno, sostiene lui, bloccato lo sviluppo elbano. Non va molto d'accordo con le associazioni ambientaliste, Bosi, e lo testimoniano le cronache degli scontri con Umberto Mazzantini, portavoce di Legambiente dell'arcipelago toscano. Eppure dice il deputato dell'Udc, ricordando i suoi primi passi da sindaco alle prese con le acque fangose che invadevano il paese quando venivano i temporali «un'Elba imbalsamata, come la vorrebbero in molti, penalizza tutti ma in particolare Rio Marina che doveva ripartire da zero. Ecco perché si voleva un Comune da battaglia, protagonista, al centro del dibattito e non più marginalizzato». Insomma, dice Bosi, e qui sta la domanda di fondo del libro «siamo il Comune dove si è costruito meno all'Elba. Avremo pur ildiritto di ritagliarci anche noi, ben ultimi, il nostro sviluppo?». E insomma, l'isola toscana è la terza d'Italia, possibile che non si possa costruire nulla, neanche un porto che aiuterebbe Portoferraio a smaltire il suo traffico senza incartarsi nelle proteste? «Qualche giorno fa ha detto Bosi alla presentazione del libro, ieri all'Hotel Lucchesi mi è arrivato dalla Regione delle richieste di chiarimento per il porto, mi chiedono se siamo sicuri che non ci saranno danni ambientali». Impossibile che non ci siano, ma come scrive nel libro «quando un sindaco, un'amministrazione si propongono un determinato intervento urbanistico, compiono scelte che cambiano gli assetti, lo status quo, ecco che insorge la protesta... È semplice, le proteste si collegano con la difesa delle rendite immobiliari, commerciali, industriali e così via». E insomma: «È bene sapere che l'attuale modello, che chiamo ''piccola Elba'', si attaglia ad un turismo abbastanza stabilizzato che privilegia i proprietari di immobili di pregio e le attività ben consolidate. È chiaro che la crisi si fa sentire per tutti, ma per loro, ben più limitatamente. La vera crisi la patiscono gli elbani residenti». Mentre altri invece «lavorano per difendere il modello di un'isoletta per soli turisti, mentre gli abitanti non ce la fanno più ad andare avanti. I negozi chiudono, le aziende non hanno più convenienza a restare e se ne vanno altrove, questo favorisce certi monopoli e alcuni privilegi. È così che i prezzi salvono vertiginosamente». Non solo quelli delle case: 27 euro per 3 succhi di frutta presi in un bar, come racconta chi ha visitato l'isola, forse sono un po' troppi.