Piedimonte Matese. Abusi edilizi e scempi di zone paesaggistiche: ennesimo blitz, ieri mattina, da parte dei carabinieri della Compagnia di Piedimonte Matese, finalizzato a contrastare una piaga che, soltanto dall'inizio dell'anno, ha visto moltiplicarsi incredibilmente gli interventi delle forze dell'ordine e continua a ferire, giorno dopo giorno, il paesaggio e il patrimonio naturalistico dell'area protetta del Matese. I controlli dei carabinieri si sono concentrati fra i comuni dove il fenomeno è particolarmente diffuso, ma anche nelle aree boschive o su quelle della fascia pedemontana del massiccio montuoso, che sono le più sensibili dal punto di vista ambientale. A Sant'Angelo d'Alife, infatti, i militari della locale stazione hanno scoperto un fabbricato in fase di costruzione, destinato probabilmente a uso abitativo, ma realizzato in assenza delle previste concessioni edilizie e per di più in una zona sottoposta a severi vincoli normativi, finalizzati alla tutela del paesaggio. L'immobile è finito sotto sequestro, mentre il proprietario e il responsabile della ditta edile esecutrice dei lavori sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Dall'inizio del 2010 sono più di trenta le strutture e i cantieri edili a cui sono stati posti i sigilli perché completamente abusivi o anche perché aperti in totale dispregio delle norme vigenti in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Di frequente, sono state accertate anche diverse irregolarità per quel che riguarda l'impiego di manodopera clandestina o l'assunzione in nero di forza lavoro locale. Circa una cinquantina le persone deferite all'autorità giudiziaria, nel 2010, e ritenute responsabili delle violazioni, mentre l'ammontare di tutti gli immobili sequestrati si aggira intorno ai due milioni di euro. I comuni dove il fenomeno è particolarmente diffuso sono quelli di Sant'Angelo d'Alife, Piedimonte Matese, Ailano, Raviscanina, Valle Agricola, Prata Sannita, Alife, Dragoni e Alvignano: nessun discrimine, quindi, fra zone montuose, collinari o pianeggianti, ugualmente martoriate dal mattone selvaggio. Nonostante la rigidità del regime vincolistico, la commissione di abusi anche di notevoli proporzioni e la costruzione disinvolta di immobili destinati quasi sempre a uso abitativo sembra davvero una piaga difficile da estirpare sul Matese. Prima la legge Galasso, poi il regime vincolistico del piano territoriale paesistico, quindi l'istituzione del parco regionale del Matese hanno permesso, fortunatamente, di preservare nel tempo diverse zone naturalisticamente straordinarie, ma il più delle volte gli stessi controlli delle forze dell'ordine non sono riusciti ad evitare del tutto la periodica recrudescenza del fenomeno.