lanciata la campagna "amico sostenitore" rivolta a tutti i genovesi Spim,San Bartolomeo e Transdev aprono l'elenco dei nuovi sponsor UNA CATENA della «buona volontà» per aiutare il Carlo Felice a uscire dalla grave crisi in cui è precipitato. Una serie di piccole sponsorizzazioni, dai mille ai trentamila euro, per ridare fiato al teatro lirico genovese. È l'iniziativa promossa da Sara Armella, presidente di Spim, la società al 100 del Comune di Genova che ne gestisce il patrimonio immobiliare. Un'iniziativa che, nell'arco di nemmeno 24 ore, ha già raccolto l'adesione di tutte o quasi le aziende di servizi pubblici. A cominciare da Amt e Amiu: quest'ultima realizzerà un sito internet per illustrare i vantaggi fiscali dell'operazione. «Ci rivolgiamo - spiega Armella - a tutti. Aziende, studi professionali ma anche singoli cittadini». L'invito è a destinare al Carlo Felice il "5 per mille" ma anche a diventare "amico sostenitore" del teatro lirico: versando da un minimo di 25, per i giovani, a un massimo di 250 euro a persona. «Per molti, mi rendo conto, è un impegno difficile. Ma per tanti altri, ne sono certa, lo sforzo è sostenibile». Quanto agli studi professionali e alle aziende, «pochi sanno - sostiene Armella - che le sponsorizzazioni sono interamente deducibili dalle tasse. Prevediamo contributi da mille a trentamila euro». La prima a dare il buon esempio è Spim, che verserà nelle casse del teatro tra i 12 e i 15mila euro. Seguirà, con una donazione simile, la San Bartolomeo Srl, società costituita nel 2006 e a capitale misto pubblico-privato, 55 di Spim e 45 di Elah-Dufour. Quindi sarà la volta di Amt, «azienda che sta attraversando un periodo difficile. Proprio per questo - dice Armella - a erogare il contributo per il Carlo Felice sarà il socio privato di Amt, Transdev. In breve tempo mi auguro che anche altre aziende seguiranno l'esempio, creando una catena della buona volontà». Per teatro lirico genovese e i suoi oltre 12 milioni e mezzo di disavanzo patrimoniale si tratta, la catena della «buona volontà» non è certo la panacea di tutti i mali. Ma potrebbe essere l'inizio di una nuova era, auspicata dal sindaco Marta Vincenzi che sabato ha chiesto per il Carlo Felice «una partecipazione più convinta da parte della città». L'impresa si annuncia difficile. Secondo un sondaggio appena realizzato dalla "Coesis Research" di Bergamo per la Fondazione Riccardo Garrone, i genovesi sono interessati a finanziare il Carlo Felice in teoria, molto meno in pratica. Il 91 dei professionisti e dei gruppi industriali genovesi vedrebbe "molto" o "abbastanza positivamente" la presenza di "grandi sponsor al fianco del Carlo Felice". Ma l'81 non sarebbe disposto a versare di tasca propria nelle casse del teatro un solo euro. Alla domanda "lei personalmente quanto ritiene importante la sponsorizzazione di eventi culturali da parte del mondo delle imprese in generale?", il 50 risponde "abbastanza", il 37 "molto". Ma soltanto il 3 dei professionisti e dei manager dichiara di avere già effettuato una sponsorizzazione. Sara Armella è ottimista. «Molto dipenderà - dice - dal piano industriale che il teatro varerà nei prossimi mesi e con cui si presenterà alla città e alle aziende». Un piano a cui lavoreranno Giovanni Pacor e Renzo Fossati, rispettivamente nuovo sovrintendente e nuovo "direttore di staff" del teatro. I quattro mesi di cassa integrazione, si veda l'articolo qui sotto, saranno, «il ponte - ha spiegato ieri in conferenza stampa Renzo Fossati - verso una situazione migliore, in attesa della redazione del business plan per la stagione del prossimo anno. La cassa integrazione ci serve per affrontare la situazione degli stipendi». Dura la reazione di Mario Menini, consigliere d'amministrazione "di minoranza" al Carlo Felice, dove è stato nominato dal ministro Bondi: «Credo che la cassa integrazione sia un errore. Fermare l'attività per quattro mesi, poi, è una pessima idea: se diminuisce la produttività, diminuiscono i finanziamenti dello Stato. Ovviamente spero di sbagliarmi. Ma temo che la storia dimostrerà che avevo ragione».F. Mar.