La tecnologia sta entrando nei musei sia direttamente (postazioni multimediali, ciceroni virtuali, il-luminazione intelligente), che indirettamente (siti Internet, collegamenti a fibra ottica, visite virtuali). Ma è sempre auspicabile inserire l'hi-tech accanto all'arte? Possono convivere Michelangelo e Man-tegna insieme a microprocessori e reti a fibre ottiche? Oppure esiste il pericolo che effetti speciali e percorsi interattivi possano oscurare i tesori dell'arte e frastornare i visitatori? Corriere Economia ha rivolto alcune domande ad Antonio Paolucci, sovrintendente ai musei di Firenze. Professor Paolucci a Monticchiello è nato un museo dove la tecnologia ha un ruolo fondamentale. È questo il futuro? «Conosco e apprezzo l'iniziativa di Monticchiello: è molto bella ed innovativa. I progettisti sono riusciti a realizzare un museo nel quale la tecnologia non è ìnvasiva e aiuta l'attenzione del visitatore, non la disturba. Dovrebbe essere preso a modello per altre realtà simili o parallele. Ma Monticchiello è un museo piccolo e particolare, le opere d'arte sono limitate, non credo che un'iniziativa simile potrebbe essere esportata in altre realtà». Neppure agli Uffizi? «Gli Uffizi sono un museo enorme che mette a dura prova l'attenzione del visitatore medio che in poco più di un'ora deve "digerire" tre Caravaggio, cinque Raffaello e tantissimi altri capolavori e dunque non ha il tempo neppure di sfiorare un computer. Una visita agli Uffizi è un'esperienza unica, molto personale, che non si risolve in poche ore». Però la tecnologia può aiutare a scegliere II percorso giusto. O no? «In contesti medio piccoli può andare bene, e Monticchiello ne è un ottimo esempio. Ho qualche perplessità quando, invece, ci troviamo di fronte a grandissimi musei come il Louvre, il British Museum, gli stessi Uffizi». Per quale motivo? «Temo che, per la complessità del percorso, la tecnologia rischi di incidere sulla libertà di scelta del visitatore. È l'uomo che deve decidere e fare una scelta, soprattutto quando l'offerta è così vasta e complessa. Invece in piccole e medie realtà, la tecnologia è ottima, soprattutto se, come a Monticchiello, il museo è stato progettato ex novo e computer e sensori non sono arrivati in un secondo tempo. Realizzando il museo insieme alla tecnologia, è stato possibile far convivere bellezza artistica all'hi-tech senza connubi e i risultati sono stati ottimi». E i siti web? «Internet aiuta i visitatori, ma naturalmente non può sostituire la visita dal vivo che per il museo è unica e insostituibile. Ultimamente abbiamo ridisegnato il sito degli Uffizi, oggi più completo ed ordinato, una buona guida per chi vuole venire a Firenze e immergersi nei nostri capolavori. Dal vivo, naturalmente».