Listituto ha bisogno di 40 milioni Trabucchi: "Tutto regolare nelle aste" Anche la Provincia vuole vendere e lofferta è talmente abbondante che è difficile concludere i vertici della Baggina rivendicano la bontà della vendita dei loro gioielli e rilanciano: «Ne metteremo altri sul mercato». A cominciare (ma per ora è solo unipotesi) dal palazzo di via della Spiga che ospita la maison di moda Gilli. Emilio Trabucchi, presidente dellazienda di servizi alla persona Istituti milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo, nega che la cessione dei due palazzi di piazza Santo Stefano e di vicolo Santa Caterina per 11,6 milioni sia stata effettuata in tempi record. «Dalla pubblicazione del bando sono trascorsi diciotto giorni. E tutto è avvenuto nella massima trasparenza. Dopo ben cinque valutazioni tecniche del prezzo degli immobili che hanno confermato la bontà della nostra offerta». Ma perché ricorrere alla procedura negoziata, piuttosto insolita in casi del genere, e perché tanta fretta? La risposta la dà Fabio Nitti, direttore generale dellazienda. «Siamo impegnati in grandi opere di ristrutturazione per un totale di 40 milioni di euro. E abbiamo bisogno di mettere a bilancio entro lanno i nuovi ricavi. Se si considera che bisogna aspettare sessanta giorni perché il ministero dei Beni culturali eserciti il diritto alla prelazione, se avessimo aspettato ancora avremmo rischiato di non fare in tempo a mettere la vendita in bilancio». Ora, spiega Nitti, listituto vuole andare avanti nella cessione del patrimonio. «Riproporremo la vendita di un blocco di immobili per 4,5 milioni di euro: lasta precedente è andata deserta e ora ritorniamo alla carica con uno sconto del quindici per cento». Altri edifici in via Tabacchi, in via Console Marcello e anche fuori città saranno disponibili sul mercato. Ma lofferta immobiliare - sia da parte di privati che da parte di enti pubblici, come la Provincia, che ha deciso di alienare tutte le sue proprietà anche in aree di pregio come via Leopardi e via Petrarca - è così elevata che compratori si stenta a vederne. «Da enti come il nostro si aspettano prezzi sotto mercato e per questo disertano i bandi. Ecco perché abbiamo voluto imbrigliare lofferta che ci era arrivata dalla Santo Stefano, la società che si è poi aggiudicata i palazzi: avevano riconosciuto come congrua la base dasta dopo le stime che avevamo chiesto - si va dagli 8,5 milioni di euro dellAgenzia del territorio agli 11,8 milioni della Reag - e dovevamo approfittarne». Milly Moratti, consigliere comunale dopposizione, resta perplessa. «A piazza Santo Stefano cerano appartamenti sfitti da anni e qualche mese fa abbiamo chiesto spiegazioni. Senza ricevere risposte». Altri locali erano occupati invece dagli Ex Martinitt, che adesso dovranno cambiare sede. «Non li lasceremo per strada, stiamo già pensando a una sistemazione in via Pitteri o in corso Magenta. Non potevamo però permetterci di tenerli lì a costo zero. E non possiamo avere ancora gioielli in cassaforte a Milano: dobbiamo garantire lassistenza a 1000 anziani e il lavoro a 1700 dipendenti».