Un progetto dell'Università di Siena ha trasformato un vecchio granaio. Telecamere e sensori «studiano» il visitatore e gli offrono un percorso in base alle immagini sulle quali più a lungo si è soffermato entrando II vecchio granaio del Settecento oggi è un museo intelligente. È governato da tecnologie disseminate ovunque, potenti e invisibili. Ci sono telecamere nascoste fra le travi di legno e i mattoni, ci sono sensori occultati nel pavimento, cavi e computer chiusi tra intercapedini, videoproiettori, monitor e display. E c'è una mente artificiale che segue il visitatore, tenta di scoprirne le emozioni, interpretarne la volontà per disegnare una o più realtà intelligibili. La «mente» non è il genio malefico (pronto a confondere gli umani), descritto da Cartesio e non è neppure uno dei falsi idoli di Francesco Bacone. L'entità artificiale è «reale e razionale», una rete distribuita, progettata da informatici e ingegneri, che l'hanno ribattezzata «Interfaccia sociale multimodale», cervello e spirito del primo museo reattivo d'Europa, che cambia in continuazione presentando ai visitatori percorsi sempre nuovi seguendo le loro aspettative. Siamo a Monticchiello, borgo medievale immerso tra le meraviglie della Val d'Orcia e i tesori delle Crete Senesi. Un minuscolo paesino, una volta poverissimo, oggi emblema del teatro popolare (i trecento abitanti partecipano in prima persona a rappresentazioni che mettono in scena autonomamente) e rifugio di vip. Nel centro del borgo c'era una vecchio granaio, in pietre e mattoni, un po' abbandonato e il paese aveva bisogno di un museo del teatro popolare. Non sarebbe stato però il solito museo, quello del vecchio granaio; il Tepotratos (Teatro popolare tradizionale toscano) doveva essere unico e perché no, tecnologico e multimediale. «L'idea, bella e rischiosa,racconta Andrea Cresti, direttore artistico del museo era quella di realizzare un luogo che aiutasse lo spettatore a recepire emozioni immerso in un universo comunicativo con rumori, voci, frammenti di dialoghi, oggetti e immagini che richiamassero miei mondo contadino. Dentro queste suggestioni, il visitatore avrebbe dovuto scoprire frammenti di forme di teatro, non come relitti, ma come qualcosa di vivo da vivere e interpretare. Pensammo così che la tecnologia multimediale e interattiva avrebbe potuto aiutarci». I finanziamenti (circa 750 mila euro per ristrutturazione e impianti hi-tech), arrivano da Regione Toscana, Provincia di Siena, Comune di Pienza, Monte dei Paschi. Il progetto tecnologico è affidato ad Alessandro Mecocci,; docente al dipartimento di Ingegneria dell'Università di Siena e tra i massimi esperti al mondo di tecnologie applicate ai musei. Che ha un'idea innovativa: «Cercare di creare un percorso capace di interagire con il visitatore spiega Mecocci senza però turbarlo con effetti speciali o distrarlo dall'uso di computer o altri dispositivi tecnologici. Ispirandoci all'interfaccia grafica di un computer, le icone che appaiono sullo schermo, abbiamo così deciso di creare un ambiente che il visitatore avrebbe potuto non solo esplorare, ma attivare. E, come le icone o i link, durante l'itinerario sono stati realizzati snodi che consentissero di personalizzare la visita in modo naturale e invisibile». Il sistema funziona così: una volta entrati a Tepotratos, telecamere e sensori iniziano a monitorare il visitatore, passo dopo passo. Nella prima stanza, una sorta di camera oscura con alcune sedie disegnate al muro, il movimento verso un angolo o l'altro attiva immagini proiettate sulle pareti, ma anche suoni e musiche. Muovendosi in più direzioni (evidenziate quanto da simboli, quanto da strumenti o immagini), fasci di luce illuminano oggetti contadini e simboli atavici. Dopo un corridoio, che ci immerge nei grandi poemi della letteratura (spesso hanno ispirato gli spettacoli popolari), ecco il "pozzo multimediale". È una struttura circolare, al centro di una stanza ampia, coperta con pannelli di legno e strumenti dell'antica mezzadria. Infilando la testa nell'imboccatura, si attivano monitor con proiezioni dì cultura contadina. E se ci si sposta intorno al pozzo, inizia un «personal percorso» e alle pareti appaiono filmati delle rappresentazioni del Maggio, del Bruscello e di altre tradizioni popolari. E allo stesso tempo, tra le intercapedini dei pannelli di legno, si illuminano antichi strumenti: falci, aratro, martelli, ferri di cavallo, ruote, catene. «È il sistema che attiva i filmati e sovrintende all'illuminazione continua Mecoccie lo fa non cai suahnente, ma dopo aver monitorato la posizione dei visitatori, cercando di interpretare la loro voglia di conoscenza. Per far ciò è indispensabile che la rete abbia una forma di intelligenza percettiva e riesca a classificare la situazione corrente. Abbiamo realizzato alcuni algoritmi in grado di percepire il numero di visitatori e il loro interesse (se per esempio restano in un punto determinati secondi), per personalizzare la visione». Sensori e telecamere ci seguo no anche nelle altre stanze del museo fino a raggiungere un palco con una scala che circonda una grande quercia rovesciata (simbolo che le radici sono anche il futuro) e un plastico della Toscana che si illumina, su richiesta, nelle1 zone dove continua la tradizione del teatro popolare. Ogni visita del museo è qualcosa di unico e di diverso, perché quasi mai il cammino di un visitatore è uguale. E la sensazione è quella di entrare in un museo sempre nuovo, pieno di sorprese e di suggestioni. mgasperetticorriere.it
Interattivo e multimediale, altro che un museo
Un progetto dell'Università di Siena ha trasformato un vecchio granaio in un museo intelligente. Il museo, chiamato Tepotratos, è governato da tecnologie avanzate, come telecamere e sensori, che seguono il visitatore e offrono un percorso personalizzato in base alle sue emozioni e interessi. Il museo è stato realizzato con un budget di circa 750 milioni di euro e ha un sistema di intelligenza artificiale che cerca di interpretare la voglia del visitatore e personalizzare la sua esperienza. Il museo è stato progettato per essere un luogo di interazione tra il visitatore e il teatro popolare, con percorsi che richiamano il mondo contadino e la cultura toscana.
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