Negli Usa è arrivata la biga del faraone, l'Italia ha portato Canaletto in Cina e vorrebbe muovere i Bronzi. Oggi spostare le opere pare un modo per attirare turisti. Ma c'è chi è contrario: potrebbero danneggiarsi Dai tesori egizi a Caravaggio il boom dei capolavori in tournée "L'annunciazione" di Leonardo da Vinci, agli Uffizi, fu esposto a Tokyo nel 2007 ROMA - Eppur si muovono. Dodicimila opere di arte antica delle gallerie statali ogni anno lasciano, per qualche mese, il loro domicilio abituale alla volta di altri musei, nazionali o stranieri, alimentando 900 tra mostre ed esposizioni speciali. Gli americani, intanto, impazziscono in fila per vedere il cocchio di Tutankamon, appena sbarcato dall'Egitto. Il capolavoro, insomma, è sempre più "in tournée". Per i due Bronzi che restano a Reggio Calabria, ci sono altrettanti Canaletto che in questo momento si trovano a Shanghai. O il Narciso attribuito a Caravaggio, che ha conquistato 20 mila montenegrini in due settimane. Il quattrocentesco Trittico di Beffi, proveniente dall'Abruzzo, invece da quasi un anno si aggira come un turista per le maggiori fondazioni d'arte americane: adesso è al Getty, in California. Per non parlare delle superstar: Leonardo (L'Annunciazione) e Tiziano (La Venere di Urbino) hanno conquistato quasi un milione di giapponesi a testa, quando, nel 2007 e nel 2008, furono inviati a Tokyo, tra le polemiche di soprintendenti e direttori di musei. Il prossimo a partire sarà ancora Caravaggio, con un dipinto non ancora scelto, alla volta di Cuba. "I prestiti devono essere meno, ma più sensati. Bisogna costruire degli eventi attorno alle nostre opere che vanno all'estero", dice il direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale Mario Resca. Di certo, per ora non diminuiscono. Anzi, sono triplicati rispetto ai numeri degli anni Ottanta, quando si contavano circa 700-800 capolavori provvisti di passaporto. "Benefici economici in linea di massima non ce ne sono", dice Claudio Strinati, per quasi vent'anni soprintendente a Roma. "Quando si presta un'opera, spesso il vantaggio è che in cambio venga restaurata da chi la richiede. O che questo stesso dia in cambio al museo prestatore pezzi della sua collezione". Due sono le principali cause per cui un dipinto o una scultura non vengono allontanate dal luogo in cui sono esposte: la percezione della sua indispensabilità e i problemi di conservazione. Spiega Strinati: "Un turista non può andare alla Galleria Borghese di Roma e non trovare la Paolina Bonaparte di Canova. Per questo, oltre che per ragioni di sicurezza, non si sposta da lì. Un museo deve prestare senza perdere di dignità. Non deve spogliarsi. In quasi vent'anni di lavoro come soprintendente, ho prestato anche molti Caravaggio, ma senza mai correre rischi". Ci sono musei che hanno stilato il loro elenco di tesori "inamovibili", opere il cui prestito non è ritenuto "opportuno": 23 sono quelle degli Uffizi. Tra queste, anche la Nascita di Venere di Botticelli, da poco richiesta all'estero. Mentre la Gioconda non si sposta dal Louvre. Oggi una domanda di prestito deve essere inviata al direttore del museo, che fa rapporto al soprintendente. Questi manda al ministero dei Beni Culturali una sua relazione, esprimendo l'opinione in merito. La questione viene poi esaminata da un comitato nazionale di settore che dà parere favorevole o contrario. La decisione finale viene ratificata dal ministero. "Stiamo studiando nuove linee guida per i prestiti delle opere", anticipa Resca. "Per ora i criteri sono troppo soggettivi. È assurdo che cambino a seconda del soprintendente in carica". Ma non solo: alla direzione della Valorizzazione del patrimonio culturale stanno valutando anche l'ipotesi che un domani sia una sola grande compagnia assicurativa internazionale a gestire per il ministero i prestiti delle opere in entrata e in uscita: "Potremmo pensare a una gara internazionale. Dobbiamo ottimizzare i costi di assicurazioni e trasporti per le mostre che organizziamo quando siamo noi a chiedere i prestiti", puntualizza il manager dei Beni Culturali. Chi sembra aver trovato la gallina dalle uova d'oro, intanto, è il soprintendente egiziano Zahi Hawass, che sta portando da anni il tesoro di Tutankamon in tour per l'America, fatturando finora 100 milioni di dollari da reinvestire al Cairo. Ultima la biga, "parcheggiata" al Discovery Times Square Exposition di New York. "È un regalo alla gente di New York che spero ci ricambierà", ha detto Hawass al New York Times. I conti tornano.
la Repubblica
4 Agosto 2010
✓ Entità verificate
Dai tesori egizi a Caravaggio il boom dei capolavori in tournée
DA
Dario Pappalardo
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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