Il referto dell'Istituto per il restauro conferma problemi di conservazione, ma la situazione sembra «stabile» Tanto per usare una frase ad effetto degna di «Dr. House» o di «Grey's Anatomy» si potrebbe dire che i pazienti sono stabilizzati. Ma gli acciacchi dei due Bronzi di Riace, stando ai risultati del check-up effettuato dai tecnici dell'Istituto centrale per la conservazione e il restauro (Iscr) in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Calabria, restano. Anzi le nuove analisi come documenta il «Corriere» li hanno in qualche modo definitivamente precisati: prima di tutto i reumatismi (ma forse si potrebbe parlare anche di artrosi) che toccano, come insegnano i trattati di patologia umana, in particolare, le giunture; e quindi collo, spalle, polsi. In pratica i punti di saldatura tra le varie parti che compongono le due statue; ovvero: testa, tronco, braccia, mani, gambe. Da oggi il gruppo di lavoro (guidato da Gisella Capponi, direttrice dell'Iscr, con la soprintendente ai beni archeologici della Calabria Simonetta Bonomi) si concentrerà (in quel laboratorio-acquario di Palazzo Campanella a Reggio Calabria in cui «Il Giovane» e «Il Vecchio» rimarranno parcheggiati, ma comunque visibili al pubblico, fino alla riapertura della loro vera casa, il Museo nazionale di Reggio Calabria) su zone meno «a rischio» (ad esempio i fianchi). Il vero obiettivo è adesso la pelle o meglio la patina che riveste i due capolavori «di provenienza greca, magnogreca o siciliota» (due metri d'altezza, databili intorno al V secolo a.C., ripescati il 16 agosto del 1972 nello Jonio davanti a Riace). Spiega Roberto Ciabattoni, responsabile della direzione e del coordinamento della logistica e della diagnostica: «L'intervento sulla patina è necessario, perché dopo quello di ripulitura effettuato a Firenze subito dopo il recupero, non è stata più curata. Dopo quarant'anni è dunque tempo di farlo perché dal suo buono stato dipende anche la condizione generale dei Bronzi». Proprio come accade agli uomini con la pelle. A dare un aiuto ai restauratori (una quindicina in tutto) è stata l'esperienza di un «cugino» dei due Bronzi definiti anche come «A» («Il Giovane») e «B» («Il Vecchio»): quel «Satiro danzante » attualmente esposto a Mazara del Vallo. Anche lui ripescato dal mare e anche lui immediatamente trasformato in una star mediatica: va infatti ricordato che da dicembre i visitatori del laboratorio aperto a Palazzo Campanella (dove le due statue appaiono stese proprio come su un tavolo chirurgico) sono quadruplicati, arrivando a luglio a quota 80mila (scolaresche comprese) mentre durante i sei mesi della prima esposizione al pubblico, nel 1980 al Museo Archeologico di Firenze, furono 600 mila e un milioni quelli nel loro primo anno a Reggio (il 1981). Al recente restauro del «Satiro » si deve, appunto, la decisione di progettare «una serie di nuovi supporti, in carbonio e kevlar, per lo spostamento e l'appoggio delle due statue, capaci di smistare il loro peso, 180 chili circa, su tutta l'intera superficie e non solo su una parte ristretta. E questo appunto per preservare la patina». Spiega Ciabattoni che, a differenza del «Satiro» («che ci è arrivato subito dopo il recupero»), nel caso dei Bronzi «non è stato invece ancora possibile chiarire i tempi precisi della permanenza in mare». Nelle indagini in corso, che dovrebbero terminare tra gennaio e febbraio giusto in tempo per poter permettere la loro collocazione nella sede rinnovata del Museo Archeologico, è stata poi usata per la prima volta con i due «Bronzi» (identificati a seconda delle ipotesi come atleti, personaggi storici, figure mitologiche dei Sette a Tebe) la tecnica della gammagrafia, una procedura di derivazione industriale che, oltre a consentire la realizzazione di immagini affascinanti (come questa in alto che il «Corriere» pubblica in anteprima), «ha confermato l'esistenza di punti di corrosione ancora attiva nonostante il costante controllo dei restauratori» (altri punti deboli sono tutti quelli dove sono state applicate fusioni successive, come dei capelli e del pube). Anche in questo caso le ultime novità (curioso ad esempio il fatto che in tutte le statue il dito medio dei piedi sia stato applicato successivamente) arrivano come conseguenza dei precedenti restauri effettuati dall'Iscr: subito dopo l'arrivo a Reggio le due statue vennero svuotate dalla terra di fusione e di tutto quello che vi era contenuto come peli, semi, frammenti lignei. Proprio questo svuotamento ha permesso oggi di inserire all'interno dei due bronzi la fonte radioattiva (grande come una pastiglia) che consente, grazie appunto alla gammagrafia, di impressionare direttamente un'unica lastra fornendo immagini di straordinaria suggestione. «Così chiarisce Ciabattoni si è potuto collocare esattamente la fessura nel bronzo del Vecchio che con i raggi X sembrava essere invece sulla schiena, e che si è invece rivelata essere sulla parte anteriore del torso».