lunedì 02 agosto 2010 Non chiamatelo restauro. Quello eseguito sui "tondi sannitici", lo stemma simbolo del Comune di Napoli presente sulla pavimentazione interna della Galleria Umberto I, non può e non deve essere valutato come un intervento attinente al mondo della conservazione, della tutela e del restauro dei beni culturali. Un restauro è un intervento che avviene attraverso un complesso di operazioni. Qui il fantomatico operatore, autorizzato (da chi?) e controllato (in che modo?), ha trattato le lacune con una passata veloce di calce a presa rapida seguita da una spennellata di colore rosso e giallo. Un restauro è finalizzato al mantenimento dell'integrità materiale ed al recupero del bene. Qui il fantomatico operatore, autorizzato (dal Comune?) e controllato (dalla Sovrintendenza?) ha manipolato le tessere del mosaico, riproducenti lo stemma, col solo scopo di evitare che altri tasselli finissero nelle tasche dei turisti come souvenir. Qual è il modo migliore d'arginare questo fenomeno se non asportare sbrigativamente le numerose tessere invece che consolidarle? Poi un restauro deve essere eseguito da un soggetto qualificato. Migliaia di operatori del settore e migliaia di giovani neolaureati in restauro sono bloccati a causa delle nuove norme per l'accesso alla professione, stabilite dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che contestano loro titoli, capacità d'intervento e quindi la possibilità di lavorare. Qui invece il fantomatico operatore, assunto (da chi?) e qualificato (in quale scuola? d'edilizia?), spadroneggia lavorando su opere tutelate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio senza che nessuno contesti l'operato, quando a migliaia di giovani è impedito uno sbocco professionale. Un restauro è anche un insieme di operazioni finalizzate alla trasmissione dei valori culturali. L'obiettivo è stato raggiunto? Forse sì! Gli scudi sannitici "restaurati" dal fantomatico operatore diventano grigi e sporchi sotto il calpestio dei passanti contraddicendo il valore estetico delle tessere del mosaico. Contemporaneamente, tradendo questo valore storico-artistico, forniscono un esempio lampante della competenza dell'amministrazione comunale nel salvaguardare i luoghi d'arte di Napoli. Un altro caso-paradosso al quale si attendono solo le repliche del Comune, ente responsabile per quanto riguarda la tutela della volta vetrata e della pavimentazione interna della Galleria. Ma non lasciatevi trarre in inganno se sarà dichiarato che "si tratta solo di un intervento preventivo di messa in sicurezza che mira a proteggere temporaneamente l'incolumità del mosaico" perchè quest'intervento non è "Restauro".
Mosaici in Galleria Umberto, "restauro" scempio
Il Comune di Napoli ha eseguito un intervento sulla pavimentazione interna della Galleria Umberto I, che è stato definito come un "restauro" ma che in realtà è stato un intervento di manipolazione delle tessere del mosaico per evitare che siano rubate dai turisti. L'intervento è stato eseguito da un operatore qualificato ma non autorizzato, e non è stato controllato dalla Sovrintendenza. Il mosaico è stato danneggiato e le tessere sono state spennellate con calce e colore rosso e giallo. L'intervento non è stato eseguito con l'intento di mantenere l'integrità materiale e il recupero del bene, ma piuttosto per evitare che le tessere siano rubate.
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Bene culturale
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