Se la Reggia venisse negata alla Venere nera, non pochi parlerebbero di una soprintendenza parruccona e «ideologica» che mummifica il museo, e si rifiuta di aprirlo al mondo reale: mentre la «conservazione» ucciderebbe il monumento insomma la «valorizzazione» lo consegnerebbe a nuova vita. Avrebbero ragione? Per capirlo, dobbiamo farci una domanda semplice, anzi brutale. A cosa serve la Reggia di Caserta? Perché lo Stato la tiene in piedi? Più in generale, perché la Costituzione dichiara solennemente che la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»? La risposta è che lo Stato lo fa perché la nostra identità nazionale, la nostra cultura, la nostra educazione consistono anche in quel patrimonio. La sua conservazione richiede del denaro: esattamente come lo richiedono le scuole e gli ospedali. Ottenere dei finanziamenti sporadici, anche massicci, è utile alla causa, ma non risolve il problema: così come la singola donazione privata ad un singolo ospedale non è una via percorribile per sostenere la sanità pubblica. Nel caso di un uso privato e a pagamento di un bene pubblico monumentale bisogna non solo assicurarsi che quell'uso non metta a rischio l'integrità del bene (e non è un rischio teorico, come insegna l'esiziale incendio della Cappella della Sindone a Torino, scaturito da un corto circuito nelle cucine di un ricevimento nell'attiguo Palazzo Reale, offerto da Lamberto Dini e Gianni Agnelli a Kofi Annan), ma anche che esso non ne distorca il senso culturale. Mai come in questo caso i mezzi non possono contraddire il fine. Il Codice dei Beni culturali dice che la «valorizzazione» consiste nelle «attività dirette a finanziamenti promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio (...) alfine di promuovere lo sviluppo della cultura». Dunque, il punto cruciale è stabilire se concedere la Reggia per le nozze di Naomi Campbell promuova lo sviluppo della cultura: ed è su questo che si dovrebbe concentrare il dibattito. La mia opinione è che sia vero il contrario: una simile scelta trasmetterebbe un messaggio devastante. Se «cultura» significa consapevolezza, senso critico, liberazione dagli idoli correnti e innalzamento della qualità della vita spirituale e intellettuale, il messaggio che il denaro e il successo possono «comprare» e «alienare» (seppure per un giorno) un simbolo dell'identità collettiva, non sembra proprio alimentare la cultura. Non dimentichiamo che uno dei motivi per cui lo Stato investe denaro nella Reggia di Caserta è che la sua indiscriminata appartenenza a tutti i cittadini rappresenta in modo tangibile la sovranità del Popolo. In più, fare la modella e sposare un miliardario è un modello di vita fin troppo capillarmente imposto dal mercato e dai media: siamo proprio sicuri che anche il patrimonio artistico pubblico debba inchinarsi a questo tipo di valori? E, allora, a che servirebbe l'educazione pubblica? Non basterebbe la televisione? Si è detto che questo matrimonio renderebbe più che due anni di pubblicità, e cioè che un nuovo flusso di turisti-fans verrebbe in pellegrinaggio non per imparare, ma per «toccare» un luogo-simbolo. Ebbene, il degrado morale del nostro patrimonio non è meno pericoloso di quello materiale: se nell'immaginario collettivo la Reggia di Caserta si riducesse alla location di un matrimonio-evento, davvero non varrebbe la pena di continuare a tenerla in piedi col denaro pubblico.
Perché dico di no al sì di Naomi nella Reggia di Caserta
La Reggia di Caserta è un bene culturale pubblico che lo Stato tiene in piedi per preservare l'identità nazionale e la cultura del paese. La sua conservazione richiede denaro, ma non è sufficiente ottenere finanziamenti sporadici o massicci. La valorizzazione del patrimonio culturale deve essere promossa attraverso attività che finanziamenti e promuovono la conoscenza e la fruizione pubblica. La Reggia di Caserta è un simbolo dell'identità collettiva e la sua indiscriminata appartenenza a tutti i cittadini rappresenta la sovranità del Popolo. La sua vendita o utilizzo privato e a pagamento potrebbe distorcere il suo senso culturale e trasmettere un messaggio negativo sulla cultura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo