Un sindaco c'era, con tanto di fascia tricolore, il gonfalone e l'aria dignitosamente commossa. Ma era quello di Rosignano Marittimo, Alessandro Franchi: la Signora del cinema italiano passava da sempre le sue estati a Castiglioncello. E loro, quelli di Rosignano e Castiglioncello, l'hanno onorata a dovere. Con la sua nota eleganza, il figlio Ma solino d'Amico li ha ringraziati con molto affetto dall'altare. Per il resto nessun politico italiano della maggioranza al potere (nazionale e romano) ha sentito il dovere di presentarsi ieri alle 11 a Santa Maria del Popolo (cuore del centro di Roma, raggiungibile in tre minuti di auto blu) per dire addio a Suso Cecchi d'Amico. Non c'era il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi. Non c'era il sottosegretario del suo dicastero. Non c'era il sindaco di Roma Gianni Alemanno né c'erano altri esponenti della sua giunta. Unico politico presente, Walter Veltroni, ex sindaco ed ex ministro, per ora volto ed esponente dell'opposizione. Il dicastero di Bondi era rappresentato dal direttore generale per il Cinema, Nicola Borrelli. Eppure se l'Italia (e Roma!) hanno un monumentale spazio nell'immaginario collettivo mondiale di tante generazioni allevate ad audiovisivo, si deve in buona parte agli occhi, all'intelligenza, alla capacità di ironica sintesi, all'odio per qualsiasi gratuita volgarità di questa inimitabile protagonista di sessant'anni del miglior cinema italiano: quello nobilitato dal dono di una qualità in grado di competere con gli altri grandi prodotti internazionali (perché lei ne aveva il livello). Eppure, di fronte a tanto indiscutibile retaggio e al debito culturale che il «marchio Italia» ha con evidenza nei suoi riguardi, c'è stata un'assenza ingiustificabile, pacchiana, così compatta da apparire sprezzante. Siamo in tempi di tagli economici alla cultura. Ma un'ora spesa per dire addio a Suso Cecchi d'Amico, alla ricchissima eredità che lascia all'Italia e alle future generazioni di nostri cineasti e intellettuali, no, non costa mezzo euro. Costa solo in intelligenza, riguardo, attenzione. In una parola, costa in cultura. Ma per poterla spendere è indispensabile possederla.