La stretta soprattutto sugli acquisti. Dagli enti locali attesi 2 miliardi. Pochi margini sugli stipendi pubblici ROMA A prima vista, la formula del 2 per cento sembra semplice e chiara: invece di tagli dolorosi, un limite ragionevole a tutte le spese. E così i ministri si sono trovati d'accordo nel dare il benvenuto al nuovo metodo ideato da Siniscalco per la Finanziaria. Ma la sua applicazione pratica darà probabilmente qualche dispiacere ai titolari dei dicasteri. Al momento infatti arriva da loro il grosso dei circa 7 miliardi di risparmi individuati: 5 dovrebbero essere a carico delle amministrazioni centrali e quasi 2 di quelle locali. Con una stretta concentrata su un'area ben precisa del bilancio pubblico, i cosiddetti "consumi intermedi". Cioè in buona sostanza sugli acquisti destinati al funzionamento della macchina statale. In realtà, i tecnici che stanno disegnando i contorni della manovra non hanno vita facile. Dei 17 miliardi strutturali, 7 devono arrivare dal fisco, con la stretta sull'evasione e forse altre misure. Ne restano in teoria altri 10 di risparmi, di cui però 3 mancano ancora all'appello. Il problema è dove applicare il tetto del 2 per cento, rispetto ai livelli di spesa di quest'anno. Sono esclusi gli investimenti, ma anche le pensioni e le spese sociali: entrambe queste voci potranno crescere ad un ritmo superiore. Ci sarebbero le retribuzioni dei dipendenti pubblici. È un capitolo molto delicato, soprattutto in presenza dei contratti da rinnovare. Ma al di là di tutto ciò i margini di intervento sono comunque molto limitati: il Dpef prevede infatti, a legislazione invariata, una incremento complessivo che già del 2 per cento. Insomma per ottenere risparmi bisognerebbe comprimere ulteriormente questa voce (mentre i sindacati chiedono aumenti dell'8 per cento in due anni). Ecco perché di fatto il meccanismo voluto dal ministro dell'Economia si applicherà soprattutto ai consumi intermedi ed alle altre (poche) spese correnti che non siano né spesa sociale né retribuzioni. Mentre le uscite per interessi, che assorbono oltre i 5 per cento del Pil, sono difficili da restringere a priori, vista la loro dipendenza dai tassi di interesse internazionali. Per i ministeri non sarà una cura facile, visto che già in questi mesi stanno facendo i conti con il decreto voluto dal governo per evitare l' early warning europeo. E ci sono situazioni particolari come quelle della Difesa, che al suo interno ha una bella fetta di spesa potenzialmente tagliabile, ma è stata già "tosata" con il decreto di luglio. Dunque non mancheranno gli argomenti di discussione negli incontri tra il Tesoro e gli altri dicasteri, che partono questa settimana.