Limmagine dellItalia è sempre più veicolata dalle sue opere date in "prestito" Due Paesi hanno richiesto la Nascita di Venere, capolavoro però "inamovibile" Opere darte che vanno e vengono, "prestiti" in giro per il mondo. Ormai limmagine positiva dellItalia è sempre più veicolata dai suoi capolavori. E una tendenza sposata anche dal ministero. Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero dei Beni culturali voleva mandare in turnée allestero i Bronzi di Riace. Ma ha ricevuto un clamoroso rifiuto dalla soprintendente archeologica della Calabria, riaprendo così la polemica sullopportunità o meno di far viaggiare le opere custodite nei nostri musei. Recentemente, precisa la soprintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini «ci è stata richiesta da due paesi extraeuropei la tela della Nascita di Venere di Botticelli. Richiesta rimasta sul vago, e per ora non formalizzata, rimasta lì». Di fatto il capolavoro di Botticelli è una delle 23 opere giudicate inamovibili dalla Galleria degli Uffizi. Insieme ad altre tele e tavole di artisti superstar come Leonardo, Cimabue, Giotto, Michelangelo e Paolo Uccello. «O meglio, si tratta di opere di cui non è opportuno il prestito, anche se ci sono possibilità di deroghe» aggiunge Acidini, ricordando che vari musei italiani, «sullesempio dei musei Firenze, e delle chiese e delle raccolte del territorio a cui stiamo lavorando», stanno compilando la propria lista di "non prestabili". I criteri che guidano il lavoro delle commissioni si basano non solo sulla fragilità e sui rischi a cui vengono sottoposte le opere darte durante il trasporto, ma sul fatto altrettanto importante, sottolinea il direttore degli Uffizi Antonio Natali che «esiste unetica che vuole che un visitatore, magari arrivato dallAustralia, e che fa la fila allingresso, ha diritto di trovare in un museo le opere che vi sono custodite». Tutto questo senza venir meno alla possibilità di prestiti di quadri presi dai depositi e non esposti, prosegue Natali: «Ad esempio ora abbiamo fuori 40 opere a Lubiana, e 82 in Cina per la mostra su "Natura morta e paesaggio", tra laltro già visitata in 4 mesi da 570 mila persone, ma nessuno dei dipinti è stato tolto dalla Galleria». Natali ribadisce «il primato del dovere della tutela e conservazione dei beni culturali» che spetta ai funzionari della soprintendenza. E ricorda il suo netto rifiuto nel 2007 al prestito dellAnnunciazione di Leonardo al Giappone, tuttavia rimasto inascoltato dallallora ministro Francesco Rutelli. «Il problema è che siamo chiamati ad organizzare mostre sacrificando la deontologia. Di questi tempi forse etica e deontologia stanno sfumando in diffusa libertà di comportarci come ci pare - osserva il critico e storico dellarte Carlo Sisi - E che le opere stiano nei musei per ragioni storiche e culturali precise sembra una regola obsoleta. E quindi si demonizzano le soprintendenze che dicono no ai prestiti, così come si demonizza la magistratura. Evidentemente non si deve fare il nostro dovere. Inoltre, non è vero che limmagine dellItalia viaggia esportando le nostre opere darte: la vera promozione è data dalla qualità dellofferta e dei servizi dentro le sue mura». Ettore Spalletti, professore ordinario di Museologia allUniversità di Pisa puntualizza: «Cè un rigiro di opere darte per mostre che è impensabile. Si muove fin troppo e di tutto. Trovo che solo pensare di spostare i Bronzi di Riace dal loro museo è follia, roba da Mac Donalds. Le regole ci sono, ma vengono disattese con la scusa che esistono sistemi tecnologici e di climabox sicuri. Ci sono capolavori che sono simbolo di un museo, così come gli Uffizi si identificano con la Venere e la Primavera di Botticelli. Diciamo piuttosto che più che una lista di inamovibili, serve un codice di comportamento sui prestiti che prescinda dal ministro e dal governo in carica».