La riscoperta dellavventuriero bolognese che esplorò le piramidi dei faraoni neri Giuseppe Ferlini ha sempre amato stupire. Nellovale sulla sua lapide, nel chiostro terzo della Certosa, ha lo sguardo fiero, la barba da gran saggio e il vestito alla turca con tanto di scimitarra a tracolla. Sul marmo ha voluto che fosse inciso quale sunto di una vita: Medico, soldato, geografo, archeologo percorse dal 1815 al 1836 la Grecia, lEgitto, la Nubia onde portò in patria il tesoro della maggior piramide di Meroe da lui primamente esplorata. Medico e geografo anticonformista girava per la città vestito da turco con la scimitarra Il museo parigino in questi giorni dedica una sezione allavventuriero bolognese dell800 che cacciava oro e gioielli tra le piramidi del regno dei "faraoni neri" Quel «tesoro» è in questi giorni esposto al Louvre nellambito di una mostra sullEgitto, mentre quel che resta del suo corposo archivio è stato affidato alla Fameja bulgneisa dagli eredi. La vita di Ferlini, uomo inquieto, ribelle e anticonformista, è una sorta di manifesto dello spirito ottocentesco. Di fatto dimenticato dalla sua città che non gli ha dedicato nemmeno unaiuola, questa tempra davventuriero ha attraversato il diciannovesimo secolo vivendone tutti i risvolti storici. Nato nel 1797 in pieno clima napoleonico, ha conosciuto nella prima giovinezza una Bologna in fermento di idee e di opere pubbliche assorbendone lo spirito, ma gli era toccato poi assistere alla restaurazione pontificia mal sopportata dalla città fino alla rivolta del '31. Ferlini però non parteciperà a quei moti. Ultimo di cinque figli, a 17 anni lascia gli studi di medicina e scappa a Venezia da cui salpa poi per Corfù. Lavventura è la sua musa ispiratrice e lesotico di mondi lontani il suo alimento. Così si improvvisa medico delle truppe irregolari di Alì pascià di Giannina in Albania, poi, nel 1822, passa a combattere con i ribelli greci contro i turchi. Ad Atene sposa una vedova che morirà poco dopo, poi, nel 1827, rientra per pochi mesi a Bologna e due anni più tardi si imbarca per lEgitto. Qui viene in contatto col vicerè turco Mohammed Alì che sta organizzando una sorta di legione straniera di europei fuggiti dal continente inseguiti dai destini più vari. Ferlini entra nelle grazie del Vicerè e nel 1830, riesce ad ottenere il permesso di scavare presso le tombe antiche in un primo rudimentale approccio archeologico. Comincia così lavventura di questo Indiana Jones ante litteram. Con una dotazione di oltre cento guerrieri nubiani, il neo esploratore parte risalendo il Nilo fin nei pressi di Meroe, la città dove regnarono i «faraoni neri» dopo la venticinquesima dinastia. È lì che si ritira il glorioso Egitto spodestato dalle sponde del Mediterraneo, vale a dire milleseicento chilometri più a sud nel torrido inferno di sabbia tra scorribande di leoni e temperature impossibili. Dopo settimane di viaggio lesploratore bolognese si trova di fronte una quarantina di piramidi e comincia a sondarle pietra dopo pietra. Nelle sue mani cè una descrizione del sito fatta una decina di anni prima da un esploratore francese per primo giunto a Meroe: Francois Caillaud. Ferlini scandaglia per giorni e giorni come una furia scoperchiando e sondando in un lavoro che gli archeologi di epoca successiva definiranno «disastroso». Dopo una ventina di esplorazioni lavventuriero è furioso: non ha trovato niente. Ma un giorno, sondando la piramide della regina Amanishakheto, simbatte in quel che cercava: unintera collezione di gioielli in oro e pietre preziose. Ferlini, aiutato da un italo-albanese, infila il tesoro in sacche di pelle, ma una volta uscito dalla piramide, viene circondato dai guerrieri nubiani che gli puntano contro le zagaglie. Lui non si perde danimo. Estrae le due pistole che portava sempre con sé e riesce a farsi largo. Nella notte, mentre il suo seguito dorme, fugge e raggiunge il Nilo dove lo attende unimbarcazione. Negli anni successivi, con laiuto di Giuseppe Mazzini, riesce a vendere il tesoro e rientra a Bologna dove compra le ceramiche Aldrovandi e gira vestito da turco tra lo stupore generale. Nel 1860 è un notabile cittadino e viene ricevuto da Vittorio Emanuele II in San Michele in bosco. Ma presto si annoia anche delle ceramiche e le affida in gestione. Due anni più tardi sposa la vedova del suo socio che gli dà una figlia. Prima di morire brevetta una sistema sottovuoto per la conservazione delle carni e a suo modo esplora un altro mondo.
Il "tesoro" di Ferlini. Quel tesoro dEgitto esposto al Louvre
Giuseppe Ferlini, un avventuriero bolognese, esplorò le piramidi dei faraoni neri in Egitto tra il 1815 e il 1836. Era un uomo inquieto e anticonformista, che aveva lasciato gli studi di medicina per seguire la sua passione per l'avventura. Ferlini si unì alla legione straniera di Mohammed Alì, il vicerè turco, e iniziò a scavare presso le tombe antiche. Dopo settimane di viaggio, si trovò di fronte una quarantina di piramidi e cominciò a sondarle, ma non trovò nulla fino a quando non scoprì un intero tesoro di gioielli in oro e pietre preziose nella piramide della regina Amanishakheto.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo