Dalla biglietteria al bookshop: in gara aziende italiane e straniere Tremano i gestori attuali, gli addetti preoccupati per il posto di lavoro Due i bandi principali a Firenze Per i musei statali dietro l'angolo c'è, o almeno dovrebbe esserci, una svolta, ovvero lo "spacchettamento" dei bandi per i servizi, dalla biglietteria alle prenotazioni, fino ai bookshop: in pratica, con la suddivisione in più settori i servizi potranno essere gestiti da quelle aziende che sul mercato, sia italiano che internazionale, sono le più specializzate. Una rivoluzione che ovviamente avrà ricadute anche in Toscana, da dove arriva il 30 degli incassi dei musei italiani (22 milioni all'anno). Firenze è in prima, anzi, primissima fila. Spulciando i numeri, la cosa si fa ancora più interessante. Nel 2009, anno segnato dalla crisi, in Toscana i biglietti acquistati dai 5,2 milioni di visitatori hanno garantito 19,4 milioni di euro: di questi 7,5 solo dalla Galleria degli Uffizi (che attrae un milione e mezzo di visitatori all'anno), 5,8 dalla Galleria dell'Accademia. Ma non basta: sono appetitosi anche i dati sui servizi, che in Toscana superano i 15 milioni di introiti. Agli Uffizi, ad esempio, il bookshop e la vendita dei gadget frutta 4,2 milioni di euro, 3,8 arrivano da prenotazione e prevendita, 1,5 milioni dalla caffetteria, 594mila euro dalle audio guide. Proprio i servizi nei musei sarebbero messi a rischio dalla novità voluta dal ministro Bondi e da Mario Resca, manager del ministero, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale. E se c'è chi difende lo "spacchettamento" perché così si libera il settore da molti vincoli, per altri invece si tratta di un buon attacco a quelle poche "corazzate" che si spartiscono la maggior parte dei servizi nei musei italiani. Per i lavoratori la paura vera è perdere il posto; per le aziende invece qualche insicurezza in più è legata alla possibile presenza di concorrenti potenti, magari direttamente da Parigi o Londra. Da tempo ormai, in vista del nuovo bando, nei servizi dei 13 musei statali del Polo museale fiorentino c'è agitazione: dalla fine degli anni '90 i servizi di accoglienza e bookshop vengono tutti gestiti dall'Ati Firenze Musei composta da Opera laboratori fiorentini (di recente acquisita da Civita Servizi), Giunti, Ferragamo, Bassilichi. Nelle scorse settimane i suoi 450 lavoratori hanno anche minacciato lo sciopero: il timore principale era e resta il contenuto del bando di gara per il rinnovo dei servizi e soprattutto la parte, ancora da tutta leggere, sulla garanzia dei livelli occupazionali. A fine giugno sono stati pubblicati gli avvisi di bando, ma la partita vera si giocherà sui capitolati d'appalto. Una certezza però c'è, a Firenze non ci sarà nessun super-frazionamento. Sono infatti due i bandi principali: uno per la biglietteria, l'altro per i bookshop (un altro ancora è per la ristorazione). Per le altre città, da Siena a Lucca fino a Pisa, decideranno la Direzione regionale per i Beni culturali e il ministero. Tuttavia i sindacati sono preoccupati e presto dovrebbe esserci un nuovo incontro con la sovrintendente del Polo museale, Cristina Acidini, che ha sempre assicurato la volontà di garantire il numero degli occupati, anche nel caso in cui nuovi gestori si aggiudichino il servizio. Firenze Musei senza dubbio concorrerà, e lo farà in entrambi i bandi, ma dovrà contrastare le minacce esterne che potrebbero arrivare, ad esempio, da Mondadori Electa, da Skira o, visto che il bando è europeo, anche da altri colossi che gestiscono musei.
TOSCANA - I servizi dei musei vanno all'asta.
In Toscana, in particolare a Firenze, si sta preparando per un'importante svolta nel settore dei servizi nei musei statali. Il governo ha deciso di "spacchettare" i bandi per i servizi, dalla biglietteria alle prenotazioni, fino ai bookshop, per permettere alle aziende più specializzate di gestire questi servizi. Ciò potrebbe avere ricadute anche per i lavoratori dei musei, che potrebbero perdere il loro posto di lavoro. I sindacati sono preoccupati e stanno cercando di garantire il numero degli occupati. La Direzione regionale per i Beni culturali e il ministero saranno responsabili di decidere come gestire questi servizi in altre città della regione.
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