Assessore Carrubba, come commenta le presenze di agosto nei musei milanesi? «È un dato senza dubbio positivo. L'anno scorso, con gli ingressi gratuiti, molte persone potevano entrare in un museo e uscirne subito se non gli interessava. Quelli attuali, invece, sono dati reali, di gente che ha messo mano al borsellino per pagare una proposta culturale alla quale era interessata. Non c'è stato quello scompenso che in molti temevano. Credo che questo dato debba funzionare da sprone per un ammodernamento di cui, nel settore dell'offerta di cultura, c'è un evidente bisogno». Dunque, Milano sembra essersi allineata ad altre grandi città italiane ed europee, in cui i musei civici si pagano. «Non solo i musei, ma anche le chiese. Quest'estate sono stato in Spagna con la mia famiglia, e ho dovuto pagare per visitare le grandi basiliche. Ormai le realtà gratuite sono poche, le troviamo forse solo nei Paesi britannici. La cultura ha costi sempre più alti, non ultimo per ragioni di sicurezza». Tuttavia, i tagli di fondi paventati al ministero dei Beni Culturali che a Milano inciderebbero soprattutto sulla creazione del museo del design alla Triennale e sulla ristrutturazione del Museo della Scienza e della Tecnologia, fanno pensare che il costo della cultura sia un'idea lontana dalla sensibilità delle istituzioni politiche. «Ciò che non è percepito, purtroppo, è l'idea di cultura come fattore di sviluppo economico, e proprio nel momento in cui l'industria turistica è la più redditizia. Potenzialmente, cinquecento milioni di cinesi e un centinaio di milioni di indiani si apprestano a conoscere il mondo viaggiando. Un Paese come l'Italia non può ignorare la questione. Ma non possiamo nemmeno ignorare che le risorse diminuiscono e sarebbe ingiusto considerare la cultura un'isola felice finanziata a priori. Bisogna trovare delle alternative». Quali? «Per esempio, incentivare l'apporto dei privati. La defiscalizzazione degli investimenti destinati alla cultura è stata affrontata in Italia con troppa timidezza. Urgono riforme che siano davvero uno stimolo. In Gran Breta-gna, per esempio, è diffusa la pratica di lasciare con testamento 1 sterlina al National Trust, perché si sa che quella sterlina sarà impiegata a favore della comunità». Quindi è un problema di sensibilità diffusa, non solo politica. «Direi di sì, se confronto i Paesi anglosassoni con quelli europei. Mi ha stupito, per esempio, la protesta del padre di Bill Gates sulla riduzione delle tasse di successione in America. Secondo il signor Gates, è giusto che ad un certo momento della sua vita il cittadino restituisca una parte del suo patrimonio alla comunità». C'è un modo per stimolare nella società una nuova visione della cultura? «Numeri e fatti concreti ci dicono che l'attenzione della società ai fenomeni culturali sta crescendo, malgrado sia sempre meno il tempo da dedicare all'approfondimento. Alcuni problemi, però, rimangono. Tra tutti, quello dell'informazione. Da un lato, si segue con troppa attenzione l'evento culturale penalizzando un'informazione costante. Dall'altro, e mi riferisco soprattutto alla televisione pubblica, non sono garantiti adeguati spazi».
Meno visitatori ma più motivati
L'assessore Carrubba commenta le presenze di agosto nei musei milanesi, considerandole un dato positivo. L'anno scorso, con gli ingressi gratuiti, molte persone non erano state in grado di pagare. Quest'anno, invece, le presenze sono state reali e le persone hanno messo mano al borsellino per pagare. Ciò suggerisce che i musei debbano essere modernizzati. Carrubba sostiene che Milano si allinea ad altre città italiane ed europee, in cui i musei civici si pagano. Ha anche visitato la Spagna e ha dovuto pagare per visitare le basiliche.
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