Il «Martirio di S. Lorenzo» divide gli esperti. Sgarbi: «È una patacca». Ma negli ultimi giorni molti studiosi avanzano un'ipotesi: la paternità di Minniti, caravaggesco aretuseo «Una patacca. Semmai potrebbe trattarsi di una copia di Mario Minniti, e non certo di un Mario Minniti». Perciò non un Caravaggio, nemmeno un caravaggesco, ma solo la copia di un caravaggesco della prima ora, magari il siracusano Mario Minniti. Il giudizio colorato è di Vittorio Sgarbi. L'oggetto della questione è il Martirio di San Lorenzo, quadro ritrovato recentemente dai Gesuiti, a Roma, e strillato - in un primo momento - come un probabile frutto del genio di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Negli ultimi giorni, invece, diversi esperti, tra cui gli stessi studiosi convocati dalla soprintendente al polo museale romano, Rossella Vodret, nella chiesa del Gesù di Roma, dove il quadro è ora custodito, hanno avanzato l'ipotesi che si possa trattare di una tela di Mario Minniti. La vicenda era partita dalla tesi, suggestiva, del possibile rinvenimento di un nuovo Caravaggio, lanciata dalle colonne dell'Osservatore Romano il 18 luglio. Un perfetto tempismo da marketing, ma che non rinunciava ad alcuni oggettivi distinguo: «Non bisogna cadere nel facile tranello del Caravaggio a tutti i costi - scriveva la storica dell'arte, Lydia Salviucci Insolera -. Che il dipinto sia di grande bellezza è un fatto inequivocabile. Che sia, se non altro, un caravaggesco della primissima ora, risulta alquanto evidente. Saranno ulteriori indagini diagnostiche e un circostanziato approfondimento documentario, stilistico e critico a fornire le risposte». L'aria di smentita è cominciata a tirare proprio dalle colonne dello stesso quotidiano vaticano, che tre giorni fa ha ospitato le affermazioni del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci: «La mia opinione è che si tratti di una copia antica da un'originale non di Caravaggio (altrimenti ce ne sarebbe traccia nelle memorie documentarie e nelle fonti) ma piuttosto di un suo "creato"». Immediatamente dopo, è arrivato il responso degli esperti: «La tela da poco ritrovata dai Gesuiti a Roma, non è di Caravaggio». Gli studiosi, chiamati a raccolta dalla soprintendente al polo museale Rossella Vodret, hanno concordato nel ritenere il quadro opera non del genio lombardo ma piuttosto di un seguace, «Un caravaggesco forse proveniente dal Sud, dalla Sicilia o da Malta». E fra essi, due, principalmente, hanno contribuito a confermare il brivido che da qualche settimana percorre la schiena di storici dell'arte siciliani e siracusani. Gianni Papi, curatore della mostra attualmente aperta a Firenze, convenendo con Marco Bona Castellotti nell'attribuzione del Martirio di San Lorenzo a «pittori caravaggeschi siciliani», ha aggiunto i probabili nomi di «Cassarino o di Mario Minniti. Quest'ultimo amico del Merisi, che lo ospitò durante il suo soggiorno a Siracusa». Brivido confermato, dunque, e tutto un movimento, artistico e museale, che potrebbe trovarne giovamento. Gioacchino Barbera, direttore del museo di Messina, che ospita tre tele dell'artista siracusano, seguace, amico e modello di Caravaggio (Decollazione di san Giovanni Battista, Miracolo della vedova di Naim e Immacolata Concezione - già denominata Madonna del Rosario), è molto cauto: «Non sono in grado di valutare: ho visto il quadro solo sulle foto sui giornali. È un'attribuzione che ha bisogno di studi. Però ho sentito voci autorevoli, tra cui Paolucci, parlare di caravaggeschi meridionali. Staremo a vedere». Chi non starà sicuramente a vedere, almeno da lontano, è Michele Romano, docente di Storia dell'arte all'Accademia di Belle arti "Mario Minniti" di Siracusa: «Visto da un giornale non posso dire nulla con certezza. Andrò a Roma a metà agosto. Ho già rimandato la vacanza. Per me è fondamentale capire di cosa stiamo parlando; guardare da 50 centimetri. Poi c'è tutto un lavoro di documentazione. Ci vorranno mesi prima di esprimere un giudizio definitivo». Ma questa curiosità tradisce un'emozione, suggellata dalla conoscenza e da canoni oggettivi: «L'ombreggiatura, le pose, i gesti, il cromatismo sono di Minniti - aggiunge Romano -. Soprattutto quest'ultimo aspetto si avvicina molto al suo stile. Ma un conto è pensare questo, un altro conto è affermare con certezza che quel quadro sia il suo». Le strade del Caravaggio e di Siracusa, comunque, continuano a incrociarsi. Anche nella cronaca. Nella città aretusea il Merisi concepì Il Seppellimento di santa Lucia, esposto oggi alla chiesa di santa Lucia alla Badia. IL CASO Annuncio e smentita Era stato l'Osservatore Romano, con un articolo e una foto in prima pagina, a sostenere che il quadro ritrovato fra i beni di proprietà della Compagnia di Gesù era probabilmente opera di Caravaggio. Sullo stesso quotidiano del Vaticano, qualche giorno dopo, è stato il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, a negare una possibile attribuzione al Merisi; e a questo parere si è aggiunto quello di altri autorevoli esperti, convocati dalla soprintendente del Polo museale Rossella Vodret. La tela ritrovata, concordano pur dopo un'analisi all'impronta la Vodret, Gianni Papi, Marco Bona Castellotti, Sybille Ebert Schifferer, Beatrice De Ruggeri, sarebbe piuttosto opera di un caravaggesco, ovvero di un pittore seguace del Caravaggio, quasi certamente meridionale, di area campana o forse ancora più a sud, verso la Sicilia e Malta. Il toscano Gianni Papi fa i nomi di Michele Cassarino e di Marco Minniti. Un'ipotesi che convince la soprintendente Vodret, per la quale si tratta comunque di un quadro «molto interessante" con alcune "parti di grande qualità». Per la soprintendente potrebbe avere un senso l'attribuzione al siciliano Minniti, amico del Caravaggio. 31072010