Antonio Ferri, come Beato nell800, sta collaborando alla realizzazione di un centro a Luxor Far vedere lEgitto agli egiziani. Ci riuscì un italiano intraprendente: Antonio Beato, fotografo ufficiale di Luxor a fine Ottocento. Ci riprova un bolognese altrettanto intraprendente, sempre Antonio, cognome Ferri, giornalista e storico, animatore dellassociazione culturale Bolognamondo. Si deve ai suoi consigli se fra qualche tempo, proprio a Luxor, lungo la strada delle sfingi, nascerà da una collaborazione egizio-bolognese il primo Museo di archeofotografia del paese del Nilo. Il viceconsole onorario dEgitto in Italia Ladislav O. Sakal dovrebbe annunciarlo ufficialmente proprio qui a Bologna, il prossimo 16 settembre, inaugurando al Museo Medievale una nuova mostra di fotografie antiche, Memoires dEgypte, frutto della fortunata scoperta, da parte di Ferri, di un album di viaggio zeppo di immagini rare di Beato, dei Bonfils, di Lekegian, di Reiser e di altri ancora. E sarà come chiudere un cerchio, perché lidea di un museo che raccolga le più antiche testimonianze fotografiche dei tesori archeologici dEgitto è nata come conseguenza di unaltra mostra bolognese, Il Fotografo dei Faraoni. Antonio Beato in Egitto 1860-1905, allestita nel 2008 sempre lì, al Medievale, di cui ci resta un bel catalogo edito da Pendragon, che proponeva oltre duecento stampe allalbumina provenienti dalla biblioteca universitaria di egittologia di Milano e dalla collezione privata di Ferri. Fu di fatto la prima occasione per far luce sulla vita e le opere di un fotografo a lungo semisconosciuto, in un primo tempo confuso con il più celebre fratello maggiore Felice (anche lui fotografo esotico, ma in Giappone) fino a quando lo storico Italo Zannier non dipanò lomonimia. Di nascita ignota (forse veneta) si istallò a Luxor nel 1862 per restarvi fino alla morte, documentandone i monumenti per decenni, a beneficio di archeologi e viaggiatori: e per la prima volta proprio la mostra bolognese, frugando in uno dei suoi fotogrammi, ne scoprì linsegna commerciale "Photographie" proprio di fianco al tempio di Luxor. Dove, per questi meriti, la mostra è stata esportata nel febbraio questanno. E lì, nelle amichevoli conversazioni tra i bolognesi e il governatore della regione, è nata lidea. «Luxor sta compiendo sforzi straordinari per rinnovare la sua offerta culturale e turistica», spiega Ferri. Il Museo, che porterà ovviamente il nome di Antonio Beato, secondo il progetto da poco approvato dalle autorità locali sorgerà a metà strada fra il tempio sulla riva del Nilo e le rovine di Karnak. Una Fondazione composta da esperti egiziani e bolognesi comincerà presto a impostare il progetto tecnico (a cui dovrebbe lavorare uno studio bolognese, Sts) e quello culturale. Ma il filo rosso tra Bologna e Luxor non finirà lì. Nel mistero di Beato cè ancora molto da scoprire: il luogo della sepoltura, ad esempio. Morì a Luxor, ma nel cimitero cristiano non cè traccia di lui. Del resto, luomo che fotografò la storia non amava entrarci: non possediamo neanche un suo ritratto.