Le altre fondazioni per ora resistono. Ma la crisi resta in agguato per lintero settore Il ministro Sandro Bondi sostiene che i dipendenti delle Fondazioni liriche sono ingrati. Sarà. Di certo finora le sue decisioni non hanno avviato lannunciata palingenesi lirica italica, né hanno indirizzato il mondo della cultura e della musica verso la soluzione dei molti problemi che la assillano. La settimana che si era aperta con le denunce e controdenunce tra lavoratori e sovrintendenza del Comunale di Bologna si è chiusa con la cassa integrazione al Teatro di Genova. Unammissione imbarazzante di crisi. Ma la cronaca di oggi, per quanto eclatante, non cancella il ricordo dei numerosi e protratti errori di gestione che lhanno preceduta, né il fatto che in questi mesi ci siano state rinunce artistiche altrettanto traumatiche in tutta Italia. Non imputabili a cattivi amministratori, ma derivate dalla micidiale successione di tagli finanziari e proposte legislative poco realistiche con cui sè inteso "mettere ordine" al settore. Pensiamo alla recente cancellazione della programmazione teatrale di settembre del Festival Pergolesi di Jesi e al ridimensionamento di numerose altre manifestazioni. Il crac di un teatro, con i dipendenti destinati alla cassa integrazione, è un fatto inedito. Ci si domanda: potrebbe verificarsi anche altrove? A badare ai bilanci, nonostante recente rovesci di botteghino causati dagli scioperi (alla Scala ci hanno rimesso un milione e mezzo di euro), probabilmente no. Sia per effetto di gestioni più attente (alcune, come Palermo, proprio virtuose: cioè capaci di tradurre lemergenza in spietata lucidità), sia per attenzioni ministeriali o locali più sensibili. E in generale gli altri commissariamenti hanno, se non altro, favorito un maggior controllo dei costi. Eppure, nonostante la consapevolezza che la maggior parte dei danni risalgono al passato, il caso del Carlo Felice rimane una spia allarmante. E il simultaneo smarcamento dei sostenitori privati, che ha contribuito a peggiorare ulteriormente i conti della Fondazione, è un dato di fatto sui cui bisogna riflettere senza pregiudizi. Perché se è vero che allombra della Lanterna i libri contabili attuali e le animosità sindacali interne non sono seducenti per gli investitori privati, lo scarso interesse e lancor più carente propositività del ministro che vorrebbe essere celebrato e ricordato come il salvatore della lirica italiana - e non è stato in grado di produrre una legge per un determinante sgravio fiscale agli sponsor cui vorrebbe affidare la salvezza dei teatri (delle risorse degli enti locali, vista lattuale Finanziaria, inutile parlare) - non consente di escludere che questo deplorevole caso rimanga irripetibile.
Liti, tagli e sponsor senza incentivi il requiem infinito della lirica italiana
La crisi continua a minacciare l'intero settore dei teatri. Il ministro Sandro Bondi sostiene che i dipendenti delle Fondazioni liriche siano ingrati, ma le sue decisioni non hanno ancora avviato una palingenesi lirica italiana. La settimana si è chiusa con la cassa integrazione al Teatro di Genova, un caso imbarazzante di crisi. I problemi del settore sono stati causati dalla successione di tagli finanziari e proposte legislative poco realistiche. Il crac di un teatro con dipendenti destinati alla cassa integrazione è un fatto inedito e si chiede se potrebbe verificarsi anche altrove. I bilanci mostrano che il settore è ancora in difficoltà, nonostante i recenti scioperi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo