Conti in rosso per 17 milioni, a casa 300 dipendenti Lallarme del sindaco: la stagione può saltare, caccia agli sponsor GENOVA - La cassa integrazione entra per la prima volta in un teatro dellopera in Italia. Accade a Genova, da settembre a dicembre i 298 dipendenti della Fondazione del Carlo Felice, nel pieno di una crisi finanziaria senza precedenti che pone lo storico teatro davanti al rischio di chiusura definitiva, riceveranno la cassa in deroga dalla Regione Liguria. «Non cè liquidità per pagare gli stipendi, oltre il mese di agosto», spiega il sindaco Marta Vincenzi, presidente del consiglio di amministrazione che ieri si è riunito e ha messo ai voti la cassa in deroga. Unico contrario, il rappresentante del ministero dei Beni culturali Mario Menini. Alla riunione del consiglio hanno partecipato anche alcuni revisori della Deloitte Touche che, per conto del Comune, hanno passato ai raggi x il bilancio del teatro ed elaborato previsioni per limmediato futuro. Una situazione «drammatica», lha definita lo stesso sovrintendente Giovanni Pacor, da poco nominato. Perché il teatro Carlo Felice, il 31 maggio scorso, ha concluso un periodo di un anno e mezzo di commissariamento: a guidare il lirico di Genova, infatti, è stato il commissario straordinario Giuseppe Ferrazza, arrivato al vertice del Carlo Felice soprattutto per portare la pace tra logoranti lotte sindacali e risolvere lannosa (e onerosa) questione del Fondo pensioni integrativo. Il commissario, che aveva mantenuto lincarico anche di presidente dellEti, lente teatrale italiano, se nè andato, però, lasciando - accusano in molti - il teatro senza prospettive. Lui stesso, nella relazione al ministro Bondi, ha spiegato che i soldi per realizzare le tre opere autunnali non cerano, confidando nellintervento di sponsor, ventilati dalla stessa amministrazione comunale, che però non si sono mai fatti avanti. «Occupiamo il teatro, sciopero della fame»: adesso i lavoratori del Carlo Felice sono sul piede di guerra. Una decisione sarà presa mercoledì, nella già convocata assemblea generale dei dipendenti, successiva a un incontro che il sovrintendente Pacor ha fissato con i rappresentanti di tutti sindacati. Il debito patrimoniale del teatro, secondo le previsioni, arriverà al 31 dicembre 2010 a 17 milioni. Dodici milioni di indebitamento finanziario di cui solo 4 milioni coperti da fidi bancari. La cassa in deroga pare al consiglio damministrazione lunica via duscita per prendere fiato ed elaborare un business plan che porterà finalmente il Carlo Felice fuori dagli affanni e potrà attirare investimenti privati. «Il cda vuole il rilancio del teatro e assicurare lo stipendio ai lavoratori», scandisce il sindaco Vincenzi. E Renzo Fossati, nuovo general manager della Fondazione, che sta elaborando il piano, conferma: «Occorre una misura del genere per garantire la sopravvivenza del Carlo Felice, altrimenti neppure Dio potrà salvarlo». Cgil e Cisl sono disponibili a firmare laccordo sindacale per la cassa in deroga, martedì i vertici del teatro incontreranno lassessore alle Politiche del Lavoro della Regione, Enrico Vesco, per impostare le pratiche. Il teatro però potrebbe continuare a funzionare, evitando così di perdere "punti" preziosi del Fus, il fondo unico per lo spettacolo che questanno, per il Carlo Felice, a causa dei tagli, sarà più leggero di due milioni di euro. Ad agosto i vertici del teatro lavoreranno febbrilmente: lobiettivo è calcolare al centesimo costi e potenziali ricavi di ogni titolo previsto dal cartellone. I lavoratori potrebbero essere messi in cassa in deroga a rotazione, mantenendo alcuni dei titoli, lirici e sinfonici, programmati. Non si tocca, a settembre, il Concorso internazionale Paganini, un appuntamento del violinismo mondiale, anche perché ha un budget separato.