Con Valentino Gjini rinasce la tradizione del restauro degli edifici storici di pregio Il suo intervento ha salvato chiese e dimore storiche in tutta la regione e in Valle dAosta Lerede della vecchia tradizione del restauro degli edifici storici, un artigianato di qualità fatto di occhio esperto e mano capace, intuito e maestria, conoscenza dei materiali e orgoglio del lavoro ben fatto, è un albanese di trentatré anni. Si chiama Valentino Gjini, viene dalla città di Puke, vive in Italia, a Carmagnola, dal 97 e da nove anni gira il Piemonte e la Valle dAosta restaurando chiese, castelli, dimore storiche. È partito da casa portando con sé il proprio mestiere di muratore, ha imparato a far rivivere antichi muri degradati e edifici di pregio decaduti, da dipendente di unimpresa edile si è messo in proprio con due fratelli e due cugini, fino a diventare un apprezzato collaboratore della Soprintendenza ai Beni architettonici. «È un lavoro che faccio volentieri - dice con semplicità per spiegare come una passione sia diventata per lui una professione - allinizio, vedendo come le imprese eseguivano i restauri, sono rimasto come folgorato: quel lavoro mi ha catturato. Così, per me, imparare è stato facile...». Sono i primi anni del nuovo millennio e lui, con parenti-soci e collaboratori, comincia a operare nel Casalese, in Monferrato, nella Granda, in Vallée. Tra i suoi committenti cè anche lassociazione culturale "Idea Valcerrina", che gli affida il restauro di tre chiese della zona: «Un lavoro eccellente - ricorda il presidente Gian Paolo Bardazza - per il quale si è complimentata la stessa Soprintendenza. A Ozzano, addirittura, è stato proprio Gjini a suggerire al progettista alcune modifiche, con luso di fibre di carbonio, che hanno migliorato lintervento di consolidamento della volta di San Salvatore». Se gli si chiede di raccontare questo episodio, Valentino Gjini si schermisce con modestia. Uomo di poche parole, sembra trovarsi più a suo agio quando parla di iniezioni di consolidamento, stuccature, velature, barriere chimiche e così via. «È come i capomastri di una volta, ai quali davi un incarico sapendo che lo avrebbero portato a termine con responsabilità e competenza - dice Bardazza - Mi ricorda i nostri vecchi, gente in gamba e di buon gusto ormai difficile da trovare: oggi la manodopera di qualità è rara, mentre proliferano i "muratori-e-basta"». Lavorando accanto agli esperti, Gjini apprende i segreti del mestiere, assorbe nozioni e trucchi, impara a riconoscere cosa è ben fatto e cosa no. «Una volta - ricorda ancora il presidente di "Idea Valcerrina" - vide una macchia marrone sulla cupola di una chiesa e capì subito che era colpa di una sostanza sbagliata usata nel restauro». Conferma larchitetto Maria Carla Visconti, della Soprintendenza ai Beni architettonici: «Valentino conosce benissimo le tecniche di intervento e i materiali tradizionali e moderni. Se vuoi ottenere una certa malta per eseguire un restauro, con altri artigiani devi spesso compiere molti tentativi; con lui sai che lavrai al primo colpo». Come spesso accade agli immigrati, anche lui ha dovuto fare i conti con i pregiudizi: «Beh, sì, allinizio ho dovuto affrontare qualche diffidenza, ma poi la gente vede quello che sappiamo fare e cambia idea. Loro restano contenti e a noi fa piacere». È il semplice segreto che si nasconde dietro ogni straniero che riesce ad affermarsi: dimostrare di essere bravo quanto e più degli italiani. Gli albanesi protagonisti del recupero del patrimonio culturale piemontese sono una cosa che stupisce: «Ma queste persone - spiega larchitetto Visconti - dimostrano una particolare voglia di lavorare, di far bene le cose, di emergere, e spiccano in una realtà nella quale le vecchie professionalità locali sono venute meno senza essere rimpiazzate». Quasi a sottolineare questo legame con un passato di cui ha raccolto leredità, nei suoi cantieri Valentino Gjini usa anche frasi in piemontese. E a 33 anni, con una compagna italiana e un prezioso mestiere nelle mani, può dire con orgoglio a chi gli chiede un bilancio della sua avventura nel Belpaese: «Sono soddisfatto».