Rinviare la nomina significherebbe aggravare ancora i problemi La nomina del sovrintendente Pacor e del direttore stabile Luisi aveva fatto sperare nelle scorse settimane che al Carlo Felice si sarebbe potuto davvero voltare pagina in tempi brevi. Le ultime notizie rendono assai meno ottimistiche le previsioni. Il passivo accumulato nellultima gestione (quella commissariale) è talmente elevato da suscitare non poche preoccupazioni sulla "tenuta" del Teatro: nellimmediato sono a rischio gli stipendi dei dipendenti. In più, emergono notizie di contratti e impegni assunti dal commissario in scadenza per periodi successivi alla sua gestione: beneficiario, ad esempio, Daniel Oren. Ferrazza, insomma, non solo avrebbe ulteriormente indebitato il Teatro, ma ne avrebbe condizionato anche la gestione futura, assumendo impegni con personale interno ed artisti esterni ben oltre il suo mandato. Legittimo pensare (come ha fatto la collega Donatella Alfonso) a un disegno volto a delegittimare il Carlo Felice, rendendone davvero ardua la rinascita. Proprio per questo la nomina di un direttore artistico diventa un passo non procrastinabile. Se si vuole davvero dare un segnale di discontinuità forte con il recente passato, occorre restituire il Teatro a un vertice completo, pienamente funzionale e autonomo rispetto alla gestione Ferrazza. Spetta al direttore artistico valutare insieme al sovrintendente e al consiglio damministrazione cosa salvare del cartellone dautunno; spetta al direttore artistico, comunque disegnare il 2011. Non programmare nulla significa rinunciare al Fus e dare ragione a chi vorrebbe il Teatro fallito. Spetta al direttore artistico, infine, legittimare la scelta, felicissima, di un direttore stabile come Luisi. E dalla nuova triade che, anche con le ristrettezze economiche ormai note, ci si aspetta un segnale energico di reazione.