Tutti accorsi al capezzale dellultima isola urbana di platani orientali secolari in tutta Europa. Sono fra i protagonisti di una vicenda che da due anni contrappone da un lato sovrintendenze, assessorati, Acea, e dallaltro le associazioni ambientaliste e cittadine schierate contro lo scavo di un acquedotto Acea dentro quel bosco storico tutelato da leggi nazionali e convenzioni internazionali. È un dramma su cui molti vorrebbero calare il sipario. Per farlo, agronomi, docenti e ingegneri rivedono i dettagli di un piano di conservazione e tutela nato da un connubio, per certi aspetti singolare, fra il Dipartimento XII del Comune di Roma, Acea Ato 2 Spa e lUniversità degli Studi della Tuscia. Nel gruppetto che si muove a fondo valle cè Naldo Anselmi, fitopatologo. Osserva le grandi foglie palmate, ora impolverate da una muffa lattiginosa, di cui monitorerà la salute. Gianluca Piovesan, dendrologo (a lui si devono la scoperta e la tutela della faggeta più antica al mondo nel Parco nazionale dAbruzzo), srotola le carte degli studi già condotti, e traccia i contorni ideali di un "museo allaria aperta". Lerba verrà lasciata crescere spontanea per migliorare lhabitat e restituire alla Valle laspetto "naturale e selvaggio" comera nei disegni di Savino da Montepulciano, il giardiniere del Cardinale Borghese. Si progetta di ricavare dai platani giganti dei discendenti diretti, così da ricostituire in parte i filari originari, un tempo di 48 alberi attorno a una vasca lunga 160 metri. Un recinto sigillerà la Valle, impedendo che il calpestìo pedonale o il passaggio di mezzi pesanti continuino a ostacolarne la crescita e la salute. Prende forma così anche lintuizione di Peter Raven, lillustre scienziato che per primo ha chiesto di trasformare la Valle in museo. Raven, considerato il massimo botanico vivente, un anno fa è sceso in campo per scongiurare la prosecuzione degli scavi Acea lungo il percorso originale, che avrebbe a suo avviso "inflitto danni permanenti a un patrimonio insostituibile".