E con l'apertura del cantiere traslocano anche le lapidi del sacrario della Val d'Alpone: la Soprintendenza ha infatti autorizzato lo spostamento delle quattro enormi lapidi su cui si leggono i nomi dei Caduti della Resistenza della valle e sotto le quali potrebbero esserci pitture da recuperare. Le lapidi, che oggi occupano una parete del piccolo portico che affianca l'entrata del Palazzo, saranno traslate nel giardino della Barchessa, a due passi da lì. «È un luogo raccolto, che favorisce il raccoglimento e ben si presta anche in occasione delle manifestazioni commemorative», ha spiegato ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d'arma il sindaco Carlo Tessari. Alternative sembrano non esserci: «Traslocarle in piazza Martiri, finchè la piazza non viene sistemata», ha aggiunto il sindaco, «è da escludere». Alpini, Fanti, Arma Aeronautica, ex internati hanno avvallato la proposta che il sindaco ha fatto anche agli storici del paese Massimiliano Bertolazzi ed Ennio Poli oltre che a Maristella Pontalto, coordinatrice del comitato che nacque contro il progetto di sistemazione di piazza Venturi e lo spostamento del monumento ai Caduti e ad Alberto Rizzini. Bertolazzi ha proposto il posizionamento sfalsato delle lapidi per scongiurare l'effetto «muro» ma anche l'individuazione di un supporto agile che le sostenga e le valorizzi. Da onorare c'è quel testamento impresso nel marmo: «Qui noi siamo, col nostro nome eternato nel marmo. Lo spirito, invece, è sempre errante pei cieli che sovrastano le nostre valli e i nostri monti di guardia, come allora, perché pace, giustizia e libertà, alle quali ci demmo in olocausto, regnino sovrane sulle nostre contrade». Per Rosario Naddeo (Aeronautica) le lapidi dovranno essere posizionate in modo da rendere possibile passarci attorno in un gioco di dentro e fuori. Antonio Giuriato (ex internati) ha invece suggerito a Tessari di informare dello spostamento i sindaci di tutti i Comuni di nascita delle vittime. «Si disse sì a quelle lapidi, negli anni '70, con delibere di Consiglio comunale di tanti Comuni: furono volute e costruite col contributo di tutti», ha ricordato Giannino Bolla, già amministratore e capogruppo delle penne nere montefortiane «e l'importanza dell'opera, progettata dall'architetto Giuseppe Canestrari, si spiega anche solo col fatto che all'inaugurazione c'era il ministro Luigi Gui». Le lapidi, volute per ricordare il trentennale della Resistenza, furono volute da San Bonifacio, Monteforte, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, Vestenanova, San Bortolo e Campofontana: vennero inaugurate il 27 aprile 1975, esattamente trent'anni dopo l'arrivo degli americani a Monteforte. Tutti d'accordo, dunque, sulle comunicazioni ai Comuni delle vittime e sulla nuova destinazione delle lapidi che omaggiano la divisione Pasubio e le brigate Manara e Stella che operarono in Val d'Alpone: «Bene così», il commento di Pontalto, «vicine al monumento e al cuore del paese». P.D.C.