Abbiamo alcune perplessità: prima fra tante, lincomprensibile selezione effettuata allinterno di confini geografici europei, senza reale apertura verso il mondo. Sono solo europee, forse, le eccellenze in campo paesaggistico? Inoltre, la selezione attraverso i curricula non è mai garanzia di progetti eccellenti. Nessun progettista è infallibile, neppure i migliori. Avremmo desiderato linee chiare: apertura verso tutti i "progettisti planetari" e al contempo verso nuove proposte nazionali, così come accade in Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Paesi in cui, sin dagli anni 80, gli architetti locali sono fortemente sostenuti dalla politica e dalla stampa. Assieme a cinquanta studenti, siamo scesi in campo, senza corsie preferenziali. Avremmo dimostrato davere, da anni, abbandonato "giardini medioevali e rinascimentali", a favore di progetti del nuovo, competitivi a livello internazionale. Avremmo narrato un racconto attraverso lo sviluppo di un progetto, nella nostra città, per la nostra città, sottolineando che larchitettura è ben oltre il costruito, è il "luogo" in cui i cittadini amano, desiderano, si confrontano, si arrabbiano ma ancora sognano. Era un progetto per donne, uomini, anziani e bambini. Crediamo che si debba, seriamente, considerare di dar anche ai giovani architetti lopportunità di raccontare le loro storie. Dove dovremmo fare esperienza noi, eternamente giovani? Allestero? E per quanto tempo? Inutile parlare di eccellenze universitarie, se poi, in Italia, le porte rimangono chiuse. Occorre davvero chiedersi: come sostenere i nostri futuri architetti? Non è, ovviamente, lanzianità a definire il merito: lintelligenza e la genialità non hanno età. ( Docente alla facoltà di Architettura civile del Politecnico di Milano)